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Il 27 gennaio scorso il Governo delle Mauritius, in accordo con il Ministero dell’Agricoltura e della sicurezza alimentare, ha approvato l’utilizzo di animali per la ricerca in loco. Alle già incredibili violenze legate alla cattura di questi animali, e la loro esportazione in tutto il mondo, si aggiunge il dolore della sperimentazione.

Un cambiamento in controtendenza rispetto alle indicazioni legislative che intendono sostituire in tutta l’UE l’uso di primati catturati in natura e le forti restrizioni per queste specie nella ricerca.

Da anni la ECEAE (Coalizione europea contro la vivisezione, di cui la LAV è rappresentate per l’Italia) è impegnata per chiedere la fine del commercio di primati e si dice in una nota “fortemente delusa dalla decisione presa dal Governo delle Mauritius, nonostante sia stato contattato più volte dalle associazioni animaliste per far cessare la cattura di questi primati, in una battaglia che negli anni ha raccolto il sostegno di compagnie aeree e industrie, che collaborano con le Mauritius, contrarie alla tratta di scimmie per i laboratori”.

Cuccioli e adulti vengono catturati brutalmente nella foresta, imprigionati per sempre dentro allevamenti o spediti per finire sui tavoli dei laboratori dove subiscono test molto invasivi, che spesso comportano operazioni al cranio e impianti nel cervello, test tossicologici, e gravi deprivazioni socialie emotive, come la separazione dalle madri o l’isolamento forzato.

Così, e Mauritius si allontanano sempre di più dalle immagini paradisiache delle spiagge da cartolina che tanto attraggono i turisti di tutto il Mondo.

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