Da ponte per giovani talenti, artisti geniali liberi e libertari a evento. ”Specchio dell’attuale appiattita società”.

Spoleto – La notizia ufficiale è di ieri: il sindaco di Spoleto Fabrizio Cardarelli, in Consiglio Comunale, ha annunciato che la Fondazione Festival ha rinnovato a Giorgio Ferrara la carica di direttore artistico del Festival dei Due Mondi.

Dunque è arrivata l’ufficialità perché in pratica già si sapeva che sarebbe finita così; ed è caduta l’iniziativa di una petizione popolare per scegliere il nuovo direttore artistico.

Giorgio Ferrara raggiunto telefonicamente da Chiara Fabrizi di Umbria24, si è detto «grato al ministro Franceschini e al Cda della Fondazione per aver riconosciuto il valore del lavoro svolto in questi dieci anni», per poi sostenere che «il rinnovo triennale ci permetterà di fare una programmazione del Due Mondi completa e perfettamente in linea con la nuova disciplina sui fondi dello spettacolo definiti su base triennale».

«Lavoriamo per far sì che il Festival di Spoleto sia sempre più grande e con un pubblico sempre più numeroso. La linea – va avanti – resta quella della vetrina internazionale per grandi registi, coreografi e artisti in genere ma sempre con un’attenzione particolare ai giovani».

Tuttavia nelle ultime settimane, scrive ancora Chiara Fabrizi, diversi sono stati i malumori intorno alla programmazione di “Spoleto 60” che ripropone in scena Adriana Asti, moglie di Ferrara, Eleonora Abbagnato e Stefano Bolle, già tra i protagonisti dell’ultima edizione, ma anche Bob Wilson da dieci anni nei teatri di Spoleto per il Due Mondi: «Sono polemiche sterili fatte da chi non si intende di questo mestiere perché – dice Ferrara – quando un grande personaggio come Wilson torna, e lo stesso vale per gli altri, raccogliendo successo di critica e pubblico, non c’è altro da dire».

Già, secondo lo stile Giorgio Ferrara, non ci sarebbe altro da dire ma, considerato che si spendono soprattutto soldi pubblici i rumors rimangono, ed almeno diamo loro la possibilità di “dire altro”.

Ricordare Dario Fo a meno di un anno dalla morte in cinese e con “Due pistole due occhi” di di Meng Jingui può anche starci, ma il 7 luglio 2017 sono anche dieci anni che se n’è andato Gian Carlo. E per gli spoletini che amano ancora “il fondatore”, un festival in assenza del respiro e del fantasma di G.C. Menotti diventa “un feudo senza gioia e freschezza…” (Valerio Cappelli su Corriere della Sera). Altro che bande militari in piazza!

Anche per non confondersi con i soli pianisti : Corrado Augias, Lilli Gruber, Paolo Mieli, Mario Calabresi, Francesco Merlo, Tommaso Cerno e compagnia di merende. (Tranquillo Sandro non t’agitare nel tuo dorato eterno riposo). Spoleto coltiva ancora anticorpi.

Ed allora ci piace rendere omaggio al “Maestro” con le sue parole

“Perché il Festival? Forse il nostro unico merito è di aver scoperto un angolo sereno e incantevole dove i giovani artisti possano esprimersi liberamente, sciolti dall’impegno di credo politici, scaricati dalle preoccupazioni delle varie mode estetiche e senza imposizioni di direttori autocratici (…). E’ cosa risaputa che in genere sono piuttosto i giovani ad insegnare a noi, e con il loro entusiasmo concreto a sostenere o a distruggere i valori dell’esperienza”, G.C. Menotti, «Perché il festival?», Programma Souvenir, Spoleto, 1958.

Tanto per ricordare Spoleto nel tempo. Era luglio del 1964 e Menotti portò in palcoscenico per la prima volta un’opera di Ezra Pound, “Le stestament” da F.Villon.