Zaia a Lorenzin: “In Veneto la buona sanità, no all’obbligo vaccinale”

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Venezia – Mobilità sanitaria, investimenti in sanità, costi standard e riorganizzazione delle piante organiche, vaccinazioni e rilancio della medicina generale sono stati i temi al centro del confronto tra il presidente della Regione Veneto e il Ministro per la salute Beatrice Lorenzin, nell’incontro alla Conferenza delle Regioni.

MOBILITA’ SANITARIA. “Il bilancio della sanità del Veneto presenta un attivo di 300 milioni per la voce mobilità sanitaria, ma non è su questo che noi puntiamo per avere i conti in ordine – ha spiegato il presidente del Veneto, interloquendo con il governatore della Puglia – E’ vero, il Veneto cura molti pazienti provenienti da altre regioni, ma da noi arrivano pazienti con patologie complesse, come i trapianti, che sono anche molto costose e non portano certo attivi di bilancio. Per noi la mobilità sanitaria è questione etica, una riprova delle prestazioni di eccellenza che il sistema veneto riesce ad offrire”.

INNOVAZIONE. “La sanità sta cambiando – ha sostenuto il presidente del Veneto – nel giro di dieci anni vivremo un’autentica rivoluzione grazie a tecnologie avanzate, chirurgia robotica e al digitale. La vera sfida sono gli investimenti in innovazione tecnologica e la deospedalizzazione. La buona sanità non si misura del numero dei posti letto, ma dagli investimenti in attrezzature d’avanguardia, robot in sala operatoria, day-surgery e day-hospital”.

ORGANIZZAZIONE E COSTI STANDARD. “Chi ha la governance della sanità dimostra vero coraggio se investe nei costi standard, che non sono soltanto garze e siringhe, ma anche, e soprattutto, riorganizzazione in stile manageriale delle piante organiche”, ha sostenuto il governatore del Veneto. “La Regione Veneto sta procedendo a riorganizzare le apicalità, cioè direzioni e primariati, in stile holding: capidipartimento al vertice e, a scendere, organizzazione gerarchica dei dirigenti dei reparti e dei servizi”.

MEDICI DI BASE. “Una sanità che funzioni deve investire nelle cure primarie e nei medici di medicina generale. E’ fondamentale riconoscere il loro ruolo essenziale nella filiera della sanità. Ma – ha avvertito il presidente veneto – i medici di base non possono essere irreperibili nei weekend o limitarsi a svolgere in ambulatorio soltanto un certo numero di ore la settimana. La copertura della medicina territoriale, in Veneto e come in Italia, dovrebbe essere capillare e costante. Per questo abbiano intenzione di introdurre la figura del medico di medicina generale totalmente pubblico, creando quindi un sistema misto pubblico-privato”.

VACCINI. “La Regione Veneto non è contraria ai vaccini – ha ribadito il presidente – ma all’obbligatorietà. Il nostro modello ha raggiunto attualmente una soglia di copertura del 92,6%, garantita dal tavolo di monitoraggio costante con il ministero della Salute, per merito anche dell’unica anagrafe vaccinale informatizzata d’Italia. Noi intendiamo procedere sulla strada dell’informazione e del dialogo, perché temiamo che l’obbligatorietà incentivi gli abbandoni della profilassi vaccinale. Quindi – ha concluso il presidente – confermiamo il ricorso contro il decreto, e, se verrà convertito in legge, contro la legge sui vaccini. Siamo consapevoli di essere una minoranza, ma siamo in linea con altri15 paesi europei, dove i vaccini non sono obbligatori”.

 

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