Nelle ultime settimane – fa sapere Ispra – sono pervenute da parte di associazioni animaliste toscane numerose proposte alternative rispetto agli interventi di controllo del Muflone in atto presso l’isola d’Elba, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

“Occorre premettere – si legge in una nota – che l’origine della popolazione oggi presente nell’isola d’Elba deriva da immissioni realizzate per scopi venatori negli anni ottanta. Pertanto, non si tratta di una specie autoctona e in più, il contesto insulare contribuisce a rendere più problematica la presenza dei mufloni, che causano impatti molto rilevanti sulla biodiversità. La biodiversità delle piccole isole è legata infatti alla storia naturale di questi ambienti, che si sono spesso evoluti in assenza di grandi erbivori e di predatori, e risultano pertanto particolarmente vulnerabili agli effetti della brucatura e del calpestio, che possono causare gravi danni alle specie vegetali e agli habitat naturali e concorrere a determinare fenomeni di erosione, con effetti indiretti anche su specie animali minacciate”.

LA QUESTIONE LEGISLATIVA – Sotto il profilo tecnico, l’eradicazione delle specie alloctone che determinano impatti sulla biodiversità, è un’azione espressamente prevista dalla “Strategia Nazionale per la Biodiversità” – approvata il 7 ottobre 2010 dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Provincie autonome di Trento e di Bolzano d’intesa con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – ed è inoltre esplicitamente richiamata dalle “Linee guida per la prevenzione, l’introduzione e la mitigazione degli impatti della specie alloctone che minacciano gli ecosistemi, gli habitat o le specie” (“CBD Guiding Principles” adottati con Decisione VI/23 dalla VI Conferenza degli Stati aderenti alla Convenzione sulla Biodiversità, The Hague, 7-19 aprile 2002). Per quanto attiene gli aspetti normativi nazionali, la legge 116/2014 e la successiva legge 221/2015 hanno stabilito che la gestione delle specie alloctone è finalizzata alla eradicazione o comunque al controllo delle popolazioni. A questa prescrizione fanno eccezione alcune specie/popolazioni, fra cui quelle di Muflone sardo, che in base al Decreto 19 gennaio 2015 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sono definite parautoctone (ossia introdotte prima del 1500).

MUFLONE PROTETTO SOLO IN SARDEGNA – Le direttive di gestione suggerite da Ispra prevedono che, al di fuori dell’areale sardo, il Muflone debba essere gestito in modo tale da scoraggiarne la diffusione, in particolare nelle aree in cui può entrare in competizione con specie di ungulati autoctoni, e rimuovendo tutti i nuclei di recente formazione. Tali indicazioni sono mirate a prevenire o mitigare gli impatti che questa specie alloctona determina agli ecosistemi naturali. Si ricorda che l’abbattimento del Muflone, è consentito anche all’interno dei parchi al fine di “ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente parco” (Legge 6 dicembre 1991, n. 394, art. 11, comma 4). Si ricorda inoltre che, ai sensi della citata Legge 11 febbraio 1992, n 157, art. 18, comma 1, il Muflone, con esclusione della popolazione sarda, è una specie cacciabile nel nostro paese. A livello nazionale, il Muflone è prelevato in regime di caccia in 23 province delle 42 in cui è presente e, nel territorio nazionale, si prelevano annualmente circa 2000 esemplari.

STERILIZZAZIONE E TRASFERIMENTO IMPOSSIBILI – Quanto all’uso di mangimi sterilizzanti si evidenzia che ad oggi non esiste alcuna formulazione sterilizzante somministrabile per via orale al fine di realizzare il controllo non cruento delle popolazioni di questa specie. Per quanto riguarda il trasferimento degli animali in Sardegna e Corsica, in alternativa al controllo, si evidenzia che, in base alle “Linee guida per l’immissione di specie faunistiche” prodotte da ISPRA ed alle “Linee per le reintroduzioni ed altre traslocazioni a scopo di conservazione” (IUCN/SSC 2013), le traslocazioni a fini di conservazione possono risultare accettabili solo qualora esse si rendano necessarie per obiettivi di conservazione, non vi siano alternative a tali forme di intervento, e si escluda il rischio che le immissioni possano determinare impatti indesiderati che, nel caso del Muflone, sono anche rappresentati da possibili effetti sanitari e genetici sul Muflone sardo. Inoltre questa alternativa non risulterebbe compatibile con un’azione di eradicazione della popolazione presente nell’Arcipelago Toscano, perché un’eventuale traslocazione di esemplari dall’Arcipelago Toscano alla Sardegna richiederebbe un’attenta selezione dei soggetti da traslocare, sia in termini di rapporto classi di età e di sesso, sia assicurando l’idoneità genetica e sanitaria degli esemplari oggetto dell’intervento, potrebbe pertanto interessare una limitata porzione della popolazione e non risulterebbe compatibile con gli obiettivi di forte riduzione o eradicazione della popolazione nell’area.