Il valore sociale dell’Ambiente ora si può calcolare

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Ovvero: come quantificare in termini economici un danno sociale

Roma – Quasi ogni giorno ci capita di fruire delle positività, o negatività, che ci vengono dall’atmosfera di un parco naturale, di un lago, di un sentiero di montagna, di una struttura dismessa ed abbandonata. Bene, questo si chiama valore sociale dell’ambiente, che ora è calcolabile.

Come? Ce lo spiega Massimo Moncelli membro della Società Italiana di Estimo e Valutazione, della Royal Institution of Chartered Surveyors ed autore di diverse pubblicazioni sull’argomento:

“L’estimo ambientale, che io amo definire territoriale, costituisce un allargamento della dottrina a nuove questioni, in particolare alla valutazione di beni pubblici e ad uso collettivo di cui in passato l’estimo non si interessava. In sostanza l’estimo ambientale si occupa di beni che sono risorse del territorio e non di un privato. Per tale motivo l’obiettivo dell’indagine muta, passando dalla stima del valore di mercato a quella del valore d’uso in funzione sociale”.

Dottor Moncelli in cosa consiste il Valore d’uso sociale?

“Si tratta di un valore che può essere attribuito ai beni ambientali e che possiamo definire, in termini tecnici, come l’accumulazione iniziale delle utilità future che dal bene potranno trarre gli utilizzatori diretti o indiretti. La stima del Valore d’uso sociale presuppone l’individuazione delle diverse categorie di beneficiari, attuali e potenziali, del bene e, contestualmente, della composizione numerica per poi valutare l’utilità media individuale che ogni fruitore trae dalla disponibilità del bene e quindi l’utilità globale per categoria di fruitori e l’utilità complessiva per l’intera collettività degli utenti

Ma in pratica con quali metodi operate?

“I metodi di stima sono tutti basati sulla disponibilità a pagare dei potenziali utenti; esistono poi dei metodi diretti e indiretti per valutare questa disponibilità.

Potrebbe spiegarci ?

“Con il metodo diretto si simula l’esistenza di un mercato dove l’uso del bene ambientale comporterebbe per ciascun utente esterno il pagamento di un prezzo. Il limite principale è che si tratta di un metodo basato su dichiarazioni rese senza un effettivo esborso di denaro, quindi il risultato non è reale, anche se interpretativo della volontà degli utenti. Più valido è invece il metodo indiretto basato sull’analisi delle relazioni tra i beni ambientali, che non hanno mercato, con quelli che hanno un valore di scambio, al fine di individuare indirettamente la disponibilità a pagare. Uno dei casi più applicati è quello del cosiddetto costo-viaggio dove la relazione tra i beni viene individuata in quanto per usufruire del bene ambientale il fruitore deve sostenere dei costi connessi al viaggio.

Quindi con l’estimo ambientale si determina un valore per dei beni che non hanno mercato?

“Non solo. Questa branca dell’estimo ci aiuta anche a determinare qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto e indiretto, di una risorsa naturale o dell’utilità assicurata da quest’ultima. Riusciamo cioè a quantificare un danno ambientale in termini economici.”