Pastai d’Italia: “Guerra del grano? Parole inadeguate”. Val d’Aosta: “Pirateria alimentare e non solo”

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Roma – A metà giugno l’Associazione industriali mugnai e pastai d’Italia (Italmopa) intervenendo su quella questione delle importazioni e degli accordi Ceta, faceva sapere:

Spiace sentire usare parole inadeguate come speculazione o guerra del grano – commentano da Italmopa – Queste iniziative sono fuorvianti e negative in primis per il consumatore, che ha così una percezione distorta della realtà. Non ci stancheremo mai di ripetere che le importazioni sono assolutamente necessarie, indispensabili per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogni dell’industria, che trasforma annualmente oltre 5,6 Mt di t di frumento duro rispetto ad una produzione media nazionale di circa  4 Mt. Ci preme sottolineare, inoltre, che è prevista una riduzione di circa il 10% del prossimo raccolto di frumento duro…ma esprime altresì forte biasimo verso iniziative tese a screditare strumentalmente l’import e creare tensioni tra produttori agricoli e industria di trasformazione…”.

Ed in una nota dello stesso giorno, 12 giugno, rilevava che l’andamento del 2016: “per gli sfarinati di frumento duro e tenero poteva considerarsi stabile mentre la diminuzione della domanda interna era compensata dal buon andamento delle esportazioni…”. Dunque si attribuiva a “parole inadeguate” l’allerta per la tasca e la salute del consumatore.

Nulla ancora invece sul Ceta che, almeno per il presidente Coldiretti della Valle d’Aosta Ettore Prandini : “…non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici, ma spalanca le porte all’invasione del grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in italia, e ad ingenti quantitativi di carne a dazio zero…”. E lo stesso Ettore Prandini nella sua audizione al Senato aggiungeva : “…Un impatto devastante sulla coltivazione di grano in Italia con il rischio desertificazione di intere aree del Paese e una concorrenza sleale nei confronti degli allevatori italiani ma anche un rischio per i consumatori ed un precedente pericoloso nei negoziati internazionali. Ma peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero, e l’azzeramento strutturale del dazio per il grano proprio mentre il governo canadese si è già mosso per sollevare questioni di compatibilità del trattato con il decreto di indicazione obbligatoria dell’origine della pasta che l’Italia ha depositato a Bruxelles. A rischio è lo stesso principio di precauzione, visto che la legislazione canadese ammette l’utilizzo di prodotti chimici vietati in Europa”.

Fra i due contendenti c’è il consumatore che chiede maggior tutela e cibo non contaminato. Altro che Eccellenze!

 

 

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