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L’Italia è la terza al mondo, ma la conflittualità per l’impatto produce ricorsi e controricorsi

Roma – Lo credereste? Il nostro Paese è il terzo al mondo per numero di impianti fotovoltaici: a fine 2014 – secondo la stima AneiRinnovabili – risultavano registrate 648.180 richieste di concessione. Con la produzione di 18,325 Mgwt, equivalenti ai 15% della produzione. Siamo dietro soltanto alla Cina ed agli Usa. Il 90% delle installazioni è considerata di piccola dimensione.

Dunque si tratta di un parco energetico enorme che però produce conflittualità finanziaria, economica, ambientale e sociale. Perché fin quando si procurano risparmi sulla bolletta da pagare il consenso è unanime, mentre diverso è l’atteggiamento quando entriamo nei labirinti delle insostenibilità ambientali delle insofferenze sociali e dei danni al paesaggio.

Non per niente i tribunali di tutta l’Italia, i Tar, la Corte di Cassazione ed anche la Suprema sono costantemente sottoposti a richieste di giudizi, appelli, convalide e revoche, la cui definizione si protrae per decenni.

Una delle sentenze più recenti è stata emessa dal Tribunale di Perugia che ha accolto la lamentala degli abitanti del borgo di Morcella, in comune di Marsciano, contro la molestia provocata ai cittadini dalle emissioni dei pannelli di un impianto a terra.

Secondo il giudice Michele Moggi:“Una modestia intollerabile in riferimento al fenomeno di abbagliamento che si verifica principalmente nelle ore pomeridiane e che impone di tenere chiuse le finestre per evitare la rifrazione della luce e considerato che nemmeno la modifica dell’inclinazione dei pannelli ed altri accorgimenti tecnici, barriere antiriflessi, pellicole e vetri particolari hanno diminuito o attenuato immissioni moleste provenienti dai pannelli...”

Il giudice  ha ordinato la rimozione dell’impianto, mentre successivamente deve pronunciarsi contro o pro l’installazione di due impianti a biomasse per la produzione di 400Mkw.

Siamo però soltanto al primo giudizio di un contenzioso iniziato nel 2011.

Per quanto riguardo l’invasione del fotovoltaico sui terreni coltivabili i dati ufficiali risalenti all’anno 2011 non mostrano indici particolari di rischio anche se nell’ultimo quinquennio il settore ha avuto una forte crescita.

L’ingombro sul territorio rappresenta uno 0,026 della superficie agricola utile, l’invasione non deve essere superiore al 10% del terreno del proponete e la potenza dell’impianto non superiore ad un MW.Risultano misure, codici e coefficienti ben definiti riportati anche nella direttiva della Comunità Europea del 2001.

Molto difficile invece valutare l’impatto paesaggistico che, secondo uno studio di ingegneristica ed architettura. “ …non può essere affrontato solamente da un punto di vista quantitativo ma necessita di un approccio volto a rendere la diffusione degli impianti compatibile con il paesaggio naturale, con l’impatto visivo dei parchi fotovoltaici, con la storia e le tradizioni del territorio e, nel tempo, delle conseguenze che gli impianti potrebbero provocare alla salute dell’uomo ed alla redditività e struttura dei terreni”.

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