Un fronte folto e trasversale quello che si è riunito oggi in piazza Montecitorio a Roma per fermare il trattato di libero scambio con il Canada (Ceta), che legittima le imitazioni di tante eccellenze agroalimentari italiane, spalancando le porte all’invasione di grano duro e di carne a dazio zero. La ratifica in Senato dell’accordo è prevista 25 o 27 luglio ma intanto, con la prospettiva dell’accordo, sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E quando si dice che la manifestazione di oggi a Roma è stata trasversale, s’intende proprio trasversale: al grido di #stopCETA, c’erano allevatori e agricoltori di Coldiretti, ex Ministri dell’Agricoltura come Luca Zaia e Gianni Alemanno, sindacalisti come Susanna Camusso e la pressoché totalità delle sigle ambientaliste, Slow Food in testa.

PIRATERIA AGROALIMENTARE – La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma – sottolinea Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti – è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Si tratta di una vera e propria pirateria agroalimentare. Per denunciare il pericoloso “cavallo di troia” è stato esposto per la prima volta su un banco della Coldiretti il “maxipacco” dono del falso Made in Italy con le imitazioni delle specialità nazionali piu’ prestigiose, dai formaggi ai salumi, realizzate in Canada che il paese nordamericano sarà di fatto autorizzato a produrre e vendere ai consumatori di tutto il mondo con la ratifica del trattato. Nel cesto della Coldiretti tra i vari prodotti ci sono Asiago, Romano, Montasio, pecorino friulano, romanello, scamorze, Crotonese, Fontina, provoloncino friulano salami, cacciatore salami, veneto salami, mortadella Italia salami, prosciuttino Italia salami, soppressata salami Italia, Siciliano italian style salami, Toscano italian style salami, Napoli italian style salami e San Daniele prosciutto tutti rigorosamente prodotti in Canada. Ma nessun limite è previsto nell’accordo neppure per i wine kit che promettono di produrre in poche settimane le etichette piu’ prestigiose dei vini italiani, dal Chianti al Valpolicella, dal Barolo al Verdicchio che il Canada produce ed esporta in grandi quantità in tutto il mondo.

LA QUESTIONE POLITICA – “Dobbiamo lanciare questa sfida – ha avvertito il presidente del Veneto Luca Zaia, ex Ministro dell’Agricoltura – perché un governo che non è stato eletto direttamente dai cittadini e che è prossimo alla scadenza elettorale, non può prendersi la responsabilità di dire sì a un accordo penalizzante come questo. Se la maggior parte dei produttori italiani dice ‘no’, il governo dovrà rispettare la loro indicazione e non può ratificare questa intesa, che – oltre ad abbattere dazi e regole – abbatte la sicurezza alimentare. Ricordo che in Canada si utilizzano presidi fitosanitari e antiparassitari, tipo il glifosate, che in Italia sono vietati. Un paese che vanta 4.500 prodotti tipici, “frutto del lavoro e della creatività dei nostri agricoltori”, deve lanciare questa sfida al governo nazionale e imporgli di non firmare”, ha scandito Zaia, prendendo le difese dei produttori di una regione che produce 351 prodotti a denominazione d’origine, e dove l’agricoltura è uno dei settori trainanti dell’export ‘tricolore’, con 6 miliardi di fatturato e 160 mila imprese agricole.

BUONO, PULITO E GIUSTO? – Per Slow Food è intervenuta Cinzia Scaffidi, vicepresidente di Slow Food Italia: “Questo trattato non è buono perché fa arrivare sui nostri mercati cibo di peggiore qualità che altrimenti non avrebbe bisogno di nascondersi dietro a nomi simili agli originali; non è pulito perché troppo spesso in Nord America si ricorre a prodotti chimici da noi proibiti per tutelare ambiente e salute; e non è giusto perché quando il confronto si concentra solo sui prezzi più bassi, allora prima o poi si finisce per risparmiare sui diritti: il diritto a un lavoro dignitoso, alla salute, all’informazione”. Scaffidi ha concluso con un messaggio alla nostra classe politica: «Vorremmo che la politica imparasse da questa piazza con chi si dovrebbero stringere le alleanze e per quale motivo. È fondamentale coinvolgere la società civile tutta e costruire una classe politica più preparata, onesta, che dia un freno alle bugie, e che davvero si impegni a difendere gli interessi di tutti, per il bene comune, di cui è chiamata a occuparsi».