Clicca qui e salva questo articolo nella "Tua rassegna stampa", nel menu di sinistra ↵

Montano le proteste di Comitati ed Associazioni che chiedono di portare Acea in tribunale

Roma – Ormai lo sappiamo, ce lo hanno detto tutti i tg e lo abbiamo letto su tutti i giornali: l’Acea spa, ex municipalizzata ma 51% di Roma Metropolitana, distributrice di acqua e luce, per affrontare la crisi idrica chiude le fontanelle romane. Peccato, però, che si dimentica di ridurre la captazione delle acque dal lago di Bracciano avviandolo verso il prosciugamento. Con conseguente desertificazione del territorio lacuale.
Quell’acqua costa poco, ma le istituzioni locali con in testa i sindaci di Bracciano, Trevignano ed Anguillara Sabazia non ci stanno ed insieme a vari Comitati di cittadini per i fine settimana organizzano manifestazioni popolari sempre più numerose.
L’ultima c’è stata sabato 1 luglio, presso le idrovore dell’Acea in località La Marmotta,dove pur invitati non erano intervenuti rappresentanti né dell’Acea né del Comune di Roma.
Quest’assenza è dispiaciuta ed allora la prossima protesta avverrà domani sabato 7 luglio, ma sotto le finestre della Regione Lazio.

Oggi la situazione è tragica: il lago si è abbassato in due anni di circa tre metri, vengono prelevati 800 litri/secondo d’acqua pari a 130.000 metri-cubi al giorno.
Enrico Stronati, già assessore all’Ambiente di Anguillara, fra l’altro ci confida che da qualche mese le corvette dei carabinieri non riescono più ad operare perché, a causa del basso livello delle acque, rischiano di rimanere incagliate in qualche secca.
Poi aggiunge: “Studi tecnici e di settore rilevano che siamo vicinissimi al punto di non ritorno, al punto di collasso. A novembre le acque invece di salire come è normale avvenga, hanno iniziato a scendere e a marzo il livello è diventato assai preoccupante, ma nè il Comune nè Acea si sono degnati di darci delle spiegazioni”.
Dunque cittadini ed utenti chiedono a Comuni ed Associazioni di portare in tribunale Acea per danno ambientale, pretendono una vigilanza più stretta sul monitoraggio del lago e la trasformazione di Acea in azienda speciale. Infine che la stessa impegni risorse per la salvaguardia ambientale, servizi più tempestivi sulle perdite e l’amodernamento delle infrastrutture.
Magari riducendo i profitti degli azionisti con in testa il detentore delle quote di maggioranza: il Comune di Roma, cioè Roma Metropolitana della Sindaca Raggi, al quale per il 2016 – secondo fonti attendibili anche se non ancora ufficiali – dovrebbe spettare una quota di 64milioni di euro.
Comunque la denuncia viene da lontano ed inizia nel 1990 quando il Lago di Bracciano era stato dichiarato bacino idrico d’emergenza, dando inizio alle captazioni. A quel tempo Acea era un’azienda statale, ma nel 1996 entrano i privati e, secondo gli organizzatori delle proteste, l’azienda romana diventa schiava delle logiche di mercato grazie anche a connivenze politiche, con captazioni pagate a basso prezzo specula su un bene primario come l’acqua.

Clicca qui e salva questo articolo nella "Tua rassegna stampa", nel menu di sinistra ↵