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Nato in Toscana e liberato ad agosto nel Parco nazionale dell’Appennino lucano per salvare questa specie sull’orlo dell’estinzione.

All’inizio di agosto furono liberati nel Parco nazionale dell’Appennino lucano due giovani capovaccai nati in cattività, durante un’operazione frutto della sinergia di varie associazioni ed enti tra cui Federparchi, per aiutare una specie sull’orlo dell’estinzione. Uno dei giovani capovaccai non ce l’ha fatta, mentre l’altro ha intrapreso il suo primo viaggio puntando senza esitazioni verso Sud.

Nato in cattività nella primavera del 2016 in un centro specializzato che si trova nella Maremma toscana (il CERM, sigla che sta per Centro rapaci minacciati), Apollo – questo il nome del capovaccaio – appartiene a una specie avifaunistica che definire la più minacciata d’Italia è un mero eufemismo. In verità questo piccolo avvoltoio è a un passo dall’estinzione e conta soltanto una decina di coppie riproduttive, ormai distribuite solo tra Sicilia, Basilicata e Calabria. Per questo motivo Apollo, così come altri giovani nati in cattività e liberati in Meridione negli anni scorsi, può rappresentare una grande speranza per la sua specie.

Il giovane avvoltoio era stato trasferito in Basilicata nel mese di luglio e qui ha trascorso un periodo di ambientamento in voliera, prima della liberazione. Apollo ha potuto contare su alcuni siti di alimentazione supplementare che gli hanno permesso di adattarsi gradualmente alla vita selvatica; in un’estate di grande siccità e temperature elevatissime, anche il rifornimento di alcune vasche per l’abbeverata è stato essenziale per il suo benessere.

Ora Apollo si trova ad affrontare una grande sfida, perché la migrazione verso l’Africa, che il suo dna lo spinge a compiere, è densa di pericoli, per lo più correlati a pratiche e infrastrutture umane. Nell’area sub-sahariana rimarrà, presumibilmente, per due-tre anni.

I naturalisti ed ornitologi che lo hanno accompagnato dalla schiusa dell’uovo sino al primo volo, che lo hanno supportato nel primo mese di libertà e monitorato costantemente grazie alla radio VHF ed al GPS/GSM datalogger, di cui è equipaggiato, sono ora con il fiato sospeso e ne controllano la posizione quasi minuto per minuto.

Quello che tutti si augurano, a partire da Federparchi, è che il giovane possa, nel corso del viaggio, incontrare e seguire un adulto o un subadulto che conosca già la strada migliore per la migrazione, soprattutto nel periglioso tratto di mare che divide la Sicilia dall’Africa. I primi due giorni ha già percorso oltre 400 km e attualmente si trova nel Parco Nazionale dell’Aspromonte, area protetta strategica per i rapaci che migrano da e verso l’Africa.

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