Ci sarebbe ancora tempo per impostare un ultimo disperato tentativo di rimettere in discussione l’autorizzazione all’uso del glifosato, la sostanza erbicida impiegata in agricoltura che la Corte di Strasburgo ha ufficializzato il 12 dicembre scorso. Considerato da molti studi e dallo Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) dannoso per la salute umana, l’Italia aveva espresso parere negativo in sede di votazione, insieme a Francia, Belgio, Grecia, Ungheria, Cipro, Malta, Lussemburgo e Lettonia. Sui contrari però, pesava forte l’assenso della Germania. A nulla valse nemmeno la raccolta firme di più di un milione di cittadini europei preoccupati della propria salute, ai quali la Commissione europea rispose con un documento di 15 pagine. Ma adesso, ad un mese dall’autorizzazione, c’è chi non ha perso le speranze: “Esiste una grande possibilità – si legge in una nota del gruppo parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle – cioè quella di impugnare l’atto dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e ricorrere per l’annullamento. La legge prevede per questa azione solo due mesi di tempo e per questo abbiamo scritto una lettera, indirizzata a tutte le figure politiche che più si sono esposte sul tema come i Ministri Lorenzin, Martina, Alfano, il sottosegretario Sandro Gozi e perfino Paolo Gentiloni, per ricordare che c’è ancora una finestra possibile per intervenire”. Per ricorsi di “rilevante interesse nazionale” come questo, la procedura prevede che il Presidente del Consiglio o il Ministro degli Esteri, dopo aver sentito l’Avv. Generale dello Stato, nomini un Avvocato dello Stato quale agente del Governo italiano presso la Corte a Lussemburgo. “In fondo, se l’Italia ha convintamente votato contro l’uso del glifosato in sede di comitato europeo, non ci dovrebbe essere alcun problema nel perdurare con la stessa posizione. A meno che non ci fosse un accordo politico sottobanco”, chiudono i 5 Stelle.