“Avvicinarmi a chi non vede con gli occhi mi ha svelato un universo fisico e interiore inaspettato. Toccare, ascoltare, annusare la montagna mi ha fatto comprendere ancor di più quanto la realtà in cui viviamo sia dominata dal potere dell’immagine, e quanto sia diffusa la disabilità nell’uso emozionale degli altri sensi. Quei sensi. Quei sensi che, invece, sanno regalare una percezione del mondo straordinariamente ricca e personale, carica di stupore ancestrale”. Commenta così Giuseppe Festa l’uscita del suo nuovo libro “Cento passi per volare”. L’autore di “La luna è dei lupi” (Salani, 2016) continua a raccontare il rapporto tra la natura e l’uomo e continua a farlo attraverso gli occhi dei puri: dei ragazzi, non di quelli dei tablet e degli smartphone, ma di quelli che resistono a vivere nel mondo reale – e ahimè, sempre meno sperimentato – degli elementi naturali. “Cento passi per volare” nasce dall’incontro dell’autore con un ragazzo non vedente appassionato di animali e di montagna, capace di vivere la natura con grande intensità. In questo romanzo, Festa ha espresso in parole l’esperienza che lo ha ispirato, cercando di utilizzare descrizioni non legate al senso della vista. Con questo titolo inaugura la nuova collana “I caprioli” di Salani Editore, realizzata sotto l’egida del Club alpino italiano e destinata ai ragazzi.

LA TRAMA – E’ la storia di Lucio, quattordici anni, che da piccolo ha perso la vista. Ricorda ancora i colori e le forme delle cose, ma tutto adesso è avvolto dal buio. Ama la montagna, dove va spesso con Bea, la zia che adora, e si inebria dei profumi portati dal vento, dei suoni e dei versi degli animali. Impara a conoscerli meglio di quanto conosca se stesso e si arrampica per i sentieri con più sicurezza di molti ragazzi di città. Ed è durante una passeggiata sul Picco del Diavolo tra le Dolomiti che la sua storia si intreccia a quella di un aquilotto, Zefiro, rapito da bracconieri senza scrupoli. Tutto sembra perduto, ma la Montagna freme di vita e indizi, e potrebbe rivelare la verità a chi, come Lucio, la sa ascoltare. “Respirando affannosamente, si voltò verso il dirupo. In quel preciso momento un grido d’aquila riempì il cielo. L’aria vicino a lui si spostò, la sagoma del rapace gli sfrecciò davanti. Sembrava incitarlo. “Forza, afferra le mie zampe. Vola via con me.”

“Un romanzo da sentire con tutti i sensi, un’opportunità unica di intuire questi messaggi della natura che spesso rimangono segreti, e che accende la consapevolezza di quanto sia ricca la diversa normalità di chi non vede con gli occhi. Un’esperienza da vivere spiegando le ali”, spiegano in una nota congiunta CAI e Salani Editore. “Ora che le montagne “da conquistare” sono sempre più rare, lontane e difficili, sono le montagne “da vivere” quelle che più possiamo avvicinare, e questa collana di libri vuole in qualche modo accompagnarci a conoscere questo mondo in maniera consapevole”.