Tra i magnifici ecosistemi che custodiscono la biodiversità d’Italia, ce n’è uno sulla costa abruzzese poco lontano da Vasto: un promontorio ricco di falesie coperte di vegetazione con straordinari cromatismi stagionali, trasparenti fondali marini, spiagge con le ultime dune, e, congiunzione meravigliosa di mare e montagna, lo sfondo della Majella e del Gran Sasso. E’ la Riserva di Punta D’Erce, un tratto della costa abruzzese tra i più interessanti ed incantevoli dell’intero Adriatico, da sempre minacciato dalla presenza di un’area industriale sorta nel 1964 in tempi di boom economico e di scarsa attenzione per l’ambiente. Tanto che oggi, nel 2018, l’intento è quello di realizzare un cementificio, ovvero impianto per la lavorazione e l’insacchettamento di cemento sfuso a 50 metri dall’ingresso della Riserva, nella sua fascia di protezione esterna.

IL CEMENTIFICIO DI PUNTA PENNA – Siamo in presenza di un Sito di Importanza Comunitaria – si legge in una nota del Cai Abruzzo -oggetto già in passato di attacchi di ogni genere e di sconsiderati progetti di “sviluppo”, tra cui una megacentrale a carbone, una centrale a biomasse, una cementificazione selvaggia. Domenica 28 gennaio centinaia di cittadini, tra cui tantissimi soci della Sezione del CAI Vasto, hanno partecipato a una manifestazione contro la realizzazione del cementificio a Punta Penna, che ha avuto il momento culminante in un sit-in davanti al capannone interessato. Ci auguriamo che quanto prima venga attivata una commissione di lavoro che avvii una seria discussione sulla riconversione dell’area industriale interessata”, conclude il Cai.

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