Impollinatori a rischio, se n'è accorta anche l'Ue

(Italiaambiente) Roma – “Le api e tutti gli altri insetti impollinatori sono troppo importanti per la nostra sicurezza alimentare e le comunità rurali e non possiamo permetterci di continuare a perderli”. Così s’è espresso il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan lanciando una consultazione pubblica per raccogliere suggerimenti ed opinioni per rivedere, a medio termine, la strategia Ue sulla biodiversità. In particolare contro il declino del numero delle api, delle farfalle e degli altri insetti pronubi.
Nel febbraio del 2015 in un dossier dello STEP (Status and Trends of Europea Pollinators) già si poteva leggere che la ricerca, effettuata nel quinquennio precedente, individuava nella lenta e progressiva scomparsa di insetti una minaccia per la produzione agricola europea. In più di un’occasione Simon Potts, coordinatore del progetto STEP, ha ricordato: “Gli impollinatori europei devono affrontare molte sfide se vogliono continuare a sostenere la produzione alimentare e mantenere la diversità di fiori nei nostri paesaggi”.
Come tutti sanno, l’impollinazione è un elemento fondamentale per il mantenimento sia delle specie vegetali selvatiche che di quelle coltivate; l’84% delle coltivazioni europee avviene tramite questo processo naturale; ciò implica che circa il 10% del valore economico totale della produzione agricola, ovvero oltre 14 miliardi di euro, dipende dall’impollinazione. Di fronte a questi dati, le conseguenze economiche relative a una progressiva scomparsa degli insetti impollinatori risultano quindi evidenti.
Il progetto STEP, compiuto con la collaborazione di oltre 20 centri di ricerca, ha dato molte importanti informazioni sul come e quando “valutare” lo stato e le tendenze attuali in Europa degli impollinatori; di quantificare l’importanza relativa delle varie cause e dell’impatto del cambiamento; di individuare strategie rilevanti di mitigazione e strumenti politici; infine diffondere la conoscenza acquisita a una vasta gamma di soggetti.
Per quanto all’Europa, nel progetto sono stati analizzati gli andamenti per 56 specie diverse, in base a diversi cambiamenti climatici previsti tra il 2050 e il 2100. Al verificarsi di cambiamenti climatici moderati due specie andrebbero in estinzione entro la fine del secolo, mentre nel caso di grandi stravolgimenti climatici ben 25 di esse risulterebbero seriamente in pericolo.
Vanno quindi poste in essere politiche e strategie di conservazione adattandole regione per regione al clima ed all’habitat: tenendo presente che la perdita di specie diminuisce con il crescere della latitudine. Quindi le regioni del sud dell’Europa saranno le più colpite.