Da anni la protezione delle foreste è argomento centrale nelle politiche ambientali internazionali in cui lo sviluppo sostenibile cerca di coniugare le esigenze socio-economiche con quelle di conservazione della natura, difesa del bene comune e mitigazione dei cambiamenti climatici. Ma questi temi essenziali secondo Italia Nostra, che rappresentano azione prioritaria nella politica internazionale, sono appena accennati nel presente schema di decreto legislativo “REVISIONE E ARMONIZZAZIONE NORMATIVA NAZIONALE IN MATERIA DI FORESTE ART 5 LEGGE 28.07.16 N.154”. Inoltre, fa sapere in una nota Italia Nostra, diversi articoli che riguardano la pianificazione e l’uso razionale delle risorse forestali, sono di dubbia interpretazione, aprendo così lo spazio a pericolose applicazioni, che favoriranno interventi contrari agli accordi internazionali di politica ambientale.

LE CRITICHE DI ITALIA NOSTRA – “Sarebbe invece stato opportuno delineare buone prassi di pianificazione e progettazione, per attuare una politica forestale finalizzata a rispettare tutti i criteri di gestione sostenibile (Forest Europe), in primo luogo quando si vuole attingere al pagamento dei servizi ecosistemici (PES) per utilizzare boschi attualmente non capaci di generare reddito. Il PES rappresenta un importante strumento per incrementare la qualità ecologica dei boschi, ma questa proposta di D.lgs mira innanzitutto a sostenere alcune filiere produttive delle aree interne, come la produzione di BIOMASSE, inconciliabile col concetto di sostenibilità, per il deterioramento della risorsa aria (le loro emissioni sono tra le maggiori responsabili dell’inquinamento atmosferico). Sarebbe stato piuttosto opportuno destinare risorse pubbliche per azioni d’interesse generale, quali la conservazione degli ecosistemi forestali e i relativi servizi sistemici cruciali, come la tutela del ciclo idrologico, la prevenzione del dissesto, la protezione del suolo. Questi servizi si potenziano, ad esempio, introducendo il principio della “provvigione minimale”, intesa come quantità minima di massa legnosa da rilasciare a ogni utilizzazione, che deve sempre e comunque rimanere nel bosco” ha dichiarato nella nota l’associazione.

MANCANO IMPORTANTI DEFINIZIONI –  A causa del dubbio interpretativo di alcuni articoli, vi è inoltre la possibilità che, per arbitrio delle regioni, una formazione decisamente forestale, come la macchia mediterranea, possa non essere considerata bosco, con tutte le gravi conseguenze di tipo paesaggistico ed edilizio che si determinerebbero nelle delicate aree ove questa è presente (in prossimità delle coste). Mancano poi importanti definizioni, come quella di “taglio raso”, o di “specie arbustiva”, senza le quali si ritornerebbe alla confusione delle leggi regionali. Siccome la materia ambientale e paesaggistica è sanzionata penalmente, si rischia di non superare l’attuale ed illegittima disomogeneità nella definizione delle condotte che costituiscono reato. Le conseguenze di tale confusione sulla gestione del territorio, sulla biodiversità e sulle funzioni ecologiche, sono potenzialmente gravissime, e si delineano rischi di conflitto con altri strumenti normativi (ex multis, la Direttiva 92/43/CEE) che tutelano i boschi come ecosistemi naturali, nonché profili di incostituzionalità” riferisce preoccupata Italia Nostra.

L’OPINIONE DI ITALIA NOSTRA – “Le foreste lasciate all’evoluzione naturale non solo rappresentano habitat strategici per la conservazione di numerose specie, ma sottendono bacini idrografici con alta qualità delle acque, bassi tassi di erosione e alti tassi di accumulo di anidride carbonica. Nella relazione illustrativa di questo decreto si richiama tuttavia, contro ogni evidenza scientifica, la necessità di una gestione attiva del patrimonio forestale per la prevenzione dal dissesto. In realtà la gestione attiva, se non opportunamente declinata (es. conservazione dei pascoli e delle radure) , rischia di creare dissesto e degrado. Bisogna invece conservare l’attuale assetto normativo, che consente il ripristino, ma prevede la supervisione diretta delle Soprintendenze. La politica ambientale dovrebbe promuovere la gestione forestale sostenibile su base rigorosamente scientifica, rivolta quindi non solo allo sviluppo socio-economico ma anche, e soprattutto, alla tutela dinamica degli ecosistemi forestali includendo, in territori vocati e selezionati, anche delle politiche di totale o parziale restituzione ai processi naturali senza l’intervento dell’uomo (strategia del rewilding). Disciplinare le attività legate alla filiera forestale senza affrontare i complessi temi della conservazione della natura e delle foreste, appare quindi potenzialmente foriero di conflitti giuridico-istituzionali nel momento di applicazione”.

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