Uno studio fa luce sulle aree cratoniche anomale, ovvero una porzione ben consolidata di crosta terrestre  che pare, a partire da 120 milioni di anni fa, si siano improvvisamente sollevate per diverse centinaia di metri generando l’attuale rilievo topografico. Un sollevamento che è stato accompagnato dalla simultanea nascita di importanti giacimenti di diamanti, la cui formazione è ancora oggetto di un acceso dibattito.

LO STUDIO – Lo studio dell’Università di Padova e dell’Illinois “Modification of the Western Gondwana craton by plume–lithosphere interaction” è stato pubblicato su Nature Geoscience.  Il lavoro dei ricercatori si basa sull’integrazione di numerosi dati geologici, geofisici e di calcolo numerico e per questo fornisce una spiegazione convincente alla dinamica recente dei cratoni anomali del Sud America e dell’Africa sub-equatoriale. I risultati della ricerca offrono una nuova prospettiva alla dinamica dei continenti e alla formazione dei depositi diamantiferi e potranno essere applicati ad altre aree cratoniche anomale, come quelle già identificate all’interno dei continenti Nord-Americano ed Euroasiatico.

COSA SONO I CRATONI – I cratoni sono le aree più rigide, antiche e tettonicamente stabili della Terra: essi, per milioni di anni, non hanno subito modificazioni e si trovano generalmente all’interno dei continenti. «I cratoni vengono solitamente interpretati come aree fredde, stabili e con bassa elevazione» dice Lijun Liu della University of Illinois e coordinatore dello studio. «Fredde perché sono distanti dai livelli caldi del mantello, stabili perché la crosta non è stata interessata da deformazione e la loro bassa elevazione è dovuta alla continua esposizione ai processi erosivi».

I RISULTATI DELLO STUDIO – Se così fosse, non si riuscirebbe a spiegare come esistano aree cratoniche anomale molto estese, come quelle che si trovano in Sud-America e Africa sub-equatoriale, che sono improvvisamente sollevate per diverse centinaia di metri 120 milioni di anni fa. Questo sollevamento è stato inoltre accompagnato dalla simultanea deposizione di importanti giacimenti di diamanti. «Il nostro studio mette a sistema molte anomalie che non si riuscivano ancora a spiegare. Le porzioni più profonde dei cratoni sono probabilmente formate da rocce molte dense che “zavorrano” i continenti, il che spiegherebbe la bassa elevazione di questi ultimi. Talvolta queste radici pesanti possono essere erose per azione di materiale caldo e meno denso che risale dal profondo della Terra, un processo noto chiamato delaminazione. Tramite programmi di calcolo sviluppati nei laboratori del Dipartimento di Geoscienze, si è potuto dimostrare come il materiale caldo, raffreddandosi, formi una nuova radice in alcune decine di milioni di anni che ha una densità minore rispetto a quella erosa. La conseguenza più importante del processo di delaminazione è una diminuzione della densità media del cratone che causa un sollevamento dell’intera regione. Inoltre, l’interazione tra materiale “caldo” e base “fredda” del cratone genera una serie di reazioni chimiche che porterebbe alla risalita verso l’alto di materiale ricco di carbonio con conseguente formazione di depositi diamantiferi in superficie» spiega Manuele Faccenda, Professore di Geodinamica del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova.

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