Codice Forestale, LIPU: “Siamo preoccupati. Il Governo sospenda l’iter e lo migliori”
Codice Forestale, LIPU: “Siamo preoccupati. Il Governo sospenda l’iter e lo migliori”

Un altro parere negativo sul Nuovo Codice Forestale, questa volta giunge dalla Lega Italiana Protezione Uccelli (LIPU). “È un testo che non ci convince.  Con esso le foreste vengono viste come mero serbatoio da cui attingere legname senza che si faccia cenno all’importante ruolo che esse svolgono a livello ecologico” dichiara la Lipu in merito al decreto legislativo sulla revisione della normativa nazionale in tema di foreste e filiere forestali, in attuazione dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154, che il Governo uscente vorrebbe approvare nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri.

LA LIPU SI DICHIARA PREOCCUPATA – “Siamo preoccupati – commenta Claudio Celada, direttore Area Conservazione Natura della Lipu – di un approccio al tema del bosco visto solo o principalmente come occasione di interventi produttivi legati alla filiera del legno. Temi di importanza vitale come i servizi ecosistemici, la conservazione del capitale naturale e l’integrazione con le direttive Natura, sebbene formalmente citati, vengono affrontati dal provvedimento in maniera molto debole e non troverebbero la collocazione che meritano nella futura gestione forestale. In questo senso il provvedimento nasce obsoleto. Pericoloso, inoltre, l’aspetto relativo alla genericità del tema delle compensazioni e degli indennizzi.

UN DECRETO ARRETRATO – “Altro tema di particolare preoccupazione – continua Celada – è la definizione di “terreni abbandonati o incolti”, in cui rientrano anche quei boschi che, se non gestiti, dopo 10 anni, potranno essere soggetti a interventi di privati a fini esclusivamente commerciali. Una forzatura dello stesso principio ispiratore del testo, che non può essere accettata e che fa assomigliare il decreto a un provvedimento d’altri tempi, troppo arretrato rispetto alle conoscenze e alle esigenze ambientali in nostro possesso oggi”.

I FINI COMMERCIALI VENGONO PRIMA DELLA TUTELA – “Prendiamo atto – aggiunge ancora Celada – del grande lavoro avviato dai tecnici coinvolti, che hanno cercato di armonizzare una normativa che è materia concorrente tra Stato e Regioni e che vede nel Paese un brulicare di definizioni di “bosco”. Tuttavia, ci pare che lo sforzo sia stato fortemente deviato dallo spirito e dagli intenti iniziali, finendo per favorire un indirizzo unicamente di gestione attiva legata al taglio a fini commerciali.

LA LIPU SPERA CHE IL GOVERNO APRA UN CONFRONTO – “Un’equilibrata attività di manutenzione forestale è necessaria anche sotto il profilo socio-economico – conclude Claudio Celada – e tuttavia non riconoscere appieno i benefici naturalistici e ambientali dei boschi facendone oggetto soprattutto di una gestione economica, è un errore che può e deve essere evitato. Confidiamo che il Governo lo faccia: apra un confronto serio, rapido ed efficace e migliori il decreto, per il bene del grande patrimonio boschivo italiano, che risulta funzionale per migliaia di specie animali e vegetali”.