Ferrate in Sardegna, le Guide Alpine: “Pericolose, elevato rischio di frana”
Ferrate in Sardegna, le Guide Alpine: “Pericolose, elevato rischio di frana”

Una perizia redatta dalle Guide alpine italiane, relativa alle vie ferrate del Giorré e del Cabirol, rileva delle irregolarità in merito alla normativa di costruzione di tali impianti, al collaudo e all’abilitazione del progettista. Nel documento le Guide evidenziano un elevato rischio di frana e consiglia il divieto di utilizzo delle opere e la rapida rimozione delle stesse. La perizia è stata presa in carico il 5 marzo 2018 dall’Assessorato all’Urbanistica della Regione Sardegna. Questa segnalazione è l’ultima di una lunga serie delle Guide alpine italiane, comparse negli ultimi anni su autorevoli blog di settore e testate giornalistiche. Ricapitoliamo di seguito la vicenda.

SI È COMINICIÒ A PARLARE DI ILLECITO NEL 2015 – Sulla via ferrata del Giorré si era iniziato a parlare di illecito nel 2015: l’accusa era di invasività ambientale, pericolosità intrinseca al luogo, di dilettantesca realizzazione, nonché di abuso di professione ad alcune sedicenti “Guide”, responsabili anche della realizzazione degli infissi. Le Associazioni Gruppo d’intervento Giuridico e Mountain Wilderness avevano lanciato l’allarme sulla costruzione di ferrate in ambiente Siti di Importanza Comunitaria e ad alto rischio di frana, in relazione al Piano di Assetto Idrogeologico della Regione Sardegna, oltre all’abusivismo di professione di Guida alpina.

LE NUMEROSE SEGNALAZIONI DELLE GUIDE ALPINE A seguito degli articoli sulle ferrate di Cabirol e Giorré sono arrivate al Collegio Nazionale Guide alpine italiane (CONAGAI) segnalazioni per altre ferrate in Sardegna e non solo. In qualità di ente pubblico, il CONAGAI ha inviato gli esposti alla Procura della Repubblica. Il 31 marzo 2017 il CONAGAI ha richiesto un incontro alla Prefettura di Sassari per esporre le proprie perplessità, viste le tante segnalazioni ricevute, e a seguito di un gravissimo incidente occorso in condizioni similari nel 2016 in Sicilia. Tuttavia a distanza di mesi la situazione appariva ancora immutata.