Fino al 30 marzo si può aderire alla Pesticide Action Week, l’iniziativa di mobilitazione e sensibilizzazione per un’agricoltura libera da pesticidi promossa da Générations Futures.  Tema della tredicesima edizione è proprio il cibo e la volontà di supportare gli agricoltori, anche attraverso le nostre scelte di consumo, a cercare alternative ai fitofarmaci, e dunque quelle sostanze che nel linguaggio comune conosciamo come pesticidi e che comprendono:

  • anticrittogamici (contrastano le malattie e/o alterazioni da funghi e batteri);
  • nematocidi, insetticidi e acaricidi (combattono insetti e altri animali dannosi);
  • diserbanti ed erbicidi (eliminano le erbe considerate infestanti);
  • fitoregolatori (ormoni vegetali e assimilabili);
  • radicanti e bracchizzanti.

Tutte sostanze che:

  • Impoveriscono il suolo che perde fertilità
  • Causano l’eutrofizzazione delle acque superficiali e sottosuperficiali, ovvero «un arricchimento delle acque in sali nutritivi che provoca cambiamenti strutturali all’ecosistema come: l’incremento della produzione di alghe e piante acquatiche, l’impoverimento delle specie ittiche, la generale degradazione della qualità dell’acqua ed altri effetti che ne riducono e precludono l’uso». (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico)
  • Contribuiscono e non poco alla produzione di gas serra
  • Contribuiscono e non poco alla formazione di zone morte negli oceani
  • Rilasciano tossine nelle catene alimentari
  • Ci espongono ai fitofarmaci attraverso gli alimenti
  • Rendono l’ecosistema più vulnerabile al cambiamento climatico
  • Sono un esempio di oligopolio dei fattori produttivi da parte delle multinazionali

Quest’anno gli organizzatori stanno lavorando per far crescere la consapevolezza dei rischi per la salute e l’ambiente dei pesticidi sintetici, evidenziare e promuovere soluzioni alternative e costruire un movimento di base globale per un mondo senza pesticidi.

SI PUÒ SFAMARE IL MONDO SENZA PESTICIDI – Il mantra che sentiamo ripetere è che solo con l’agricoltura industriale, che largo uso di pesticidi fa, si può sfamare il mondo. Eppure sono tantissimi gli studi che dimostrano (per citarne uno Reducing pesticide use while preserving crop productivity and profitability on arable farms) che è possibile ridurre drasticamente l’uso di pesticidi senza per questo compromettere le rese. Sembra esserne consapevole anche il governo Francese che lo scorso gennaio ha varato un piano per ridurre la dipendenza dell’agricoltura francese dai pesticidi. E lo sanno i tanti agricoltori che scelgono un tipo di agricoltura basata su osservazione ed equilibrio, forse più impegnativa ma di sicuro quella che tutela al meglio suolo, acqua e salute. Nostra e del pianeta.

LA POSIZIONE DI SLOW FOOD – «Il rapporto uomo – natura è la grande sfida che ci attende per garantire la sopravvivenza della nostra specie. Credo che su questo siamo tutti d’accordo. Ma allora perché si fa tanta fatica ad accettare l’idea che coltivare, allevare, nutrirsi deve essere in armonia con la biodiversità, la salubrità delle acque e della terra? I pesticidi con questa visione del mondo non c’entrano nulla: occorre trovare i tempi e i modi per eliminarli una volta per tutte senza danneggiare i coltivatori e i cittadini» ha dichiarato Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus. Per chi volesse approfondire è disponibile a questo link il documento di posizione Slow Food su agroecologia.

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