È morto Palanfrè, il gipeto della Valle di Susa

È morto Palanfrè, il gipeto della Valle di Susa - Foto Provincia di Torino
È morto Palanfrè, il gipeto della Valle di Susa - Foto Provincia di Torino

Palanfrè, il gipeto reintrodotto nel 2004 nel Parco delle Marittime, è morto in Valle di Susa. L’hanno trovato il 16 marzo scorso, nel Comune di Novalesa, gli agenti faunistico-ambientali del Servizio Tutela della Fauna e della Flora della Città Metropolitana di Torino. L’animale era sotto una linea elettrica dell’alta tensione che potrebbe averne causato la morte. Palanfrè sarà imbalsamato e sarà d’ausilio ai racconti e alle spiegazioni dell’importante ruolo degli avvoltoi nella natura.

LA STORIA DI PALANFRÈ – Palanfrè era nata il 17 febbraio 2004, a Vienna, dove si trova uno centri di riproduzione del progetto internazionale promosso dalla Vulture Foundation Conservation per riportare la specie sull’arco alpino. L’avvoltoio al suo arrivo nelle Marittime, insieme al gipeto Blangier, non era ancora in grado di volare. Per 123 giorni è stato ospitato e monitorato costantemente nel nido artificiale sulle montagne di Entracque creato per consentire un adattamento graduale all’ambiente naturale degli animali nati in cattività. Dopo essere stato per diverse settimane nei pressi della zona di rilascio Palanfré si spostò a nord calcando i cieli delle valli Chisone e Susa.

NEGLI ULTIMI ANNI AMAVA AGGIRARSI PER LE MONTAGNE DI ROCCIAMELONE – Parecchie le osservazioni grazie alle marcature delle ali e della coda fino alla muta completa dell’animale sono arrivate dai colleghi del Parco delle Alpi Cozie. Negli ultimi anni la femmina ha privilegiato le montagne attorno al Rocciamelone dimostrando atteggiamenti molto territoriali e senza mai formare una coppia. La particolarità di Palanfré, rara sulle Alpi, era di non fare bagni di fango e quindi di avere il piumaggio completamente bianco. Anche per questo venne soprannominata Neve.

IL GIPETO – (Gypaetus barbatus) è più grande rapace delle Alpi (può raggiungere un’apertura alare di circa 280 cm), da cui si è estinto all’inizio del Novecento a causa della spietata e ingiustificata caccia attuata nei suoi confronti. Nell’area del Parco le ultime osservazioni risalgono agli anni ‘30. Il Parco Alpi Marittime e il Parc national du Mercantour, fin dal 1993, sono stati uno dei siti di rilascio per reintrodurre il gipeto contribuendo a rimarginare una grave ferita all’ecosistema alpino. Come tutti gli avvoltoi, il gipeto si ciba di carcasse di animali, soprattutto ungulati, delle quali è l’unico a poter utilizzare anche le ossa, molto nutrienti. Tipico è il comportamento con il quale spezza le ossa più lunghe, lasciandole cadere dall’alto sulle placche rocciose, in modo da poterne ingoiare i pezzi risultanti.

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