Su proposta dell’assessore regionale al territorio, Cristiano Corazzari, la Giunta veneta ha approvato Restoration of dune habitats in Natura 2000 sites of the Veneto Coast, progetto cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma per l’ambiente e l’azione per il clima LIFE 2014–2020. “Attraverso questa iniziativa – spiega Corazzari – puntiamo al recupero e al mantenimento dell’integrità ecologica dei sistemi dunali costieri di sette siti Natura 2000, favorendo la sostenibilità della frequentazione turistica delle spiagge di grande valore naturalistico e la valorizzazione delle specificità locali”.

TURISMO E SOSTENIBILITÀ DEVONO CONVIVERE – “Un progetto – sottolinea il vicepresidente della Regione, Gianluca Forcolin – che testimonia come, su un territorio a fortissima e imprescindibile vocazione turistica che deve essere conciliata con le esigenze di conservazione e valorizzazione del paesaggio naturale, la Regione sia impegnata a sostenere progettualità unitarie che abbiano lo scopo di preservare le peculiarità della nostra costa e ripristinare gli habitat originari, in sinergia con le amministrazioni comunali e gli operatori locali”.

IL PROGETTO –  redatto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia che è capofila del gruppo di partenariato, ha ottenuto un finanziamento comunitario di oltre 1 milione e 203 mila euro su un budget complessivo di oltre 2 milioni di euro. Con queste risorse si prevede di ripristinare 91 ettari di habitat dunali di importanza comunitaria, riducendo gli impatti umani nei siti Rete Natura 2000 lungo la costa adriatica, coinvolgendo direttamente i Comuni di Chioggia, Cavallino – Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle e San Michele al Tagliamento. Gli interventi, che dovranno essere completati entro marzo 2022, riguarderanno le seguenti aree: il Bosco Nordio, la Penisola del Cavallino – biotopi litoranei, la Laguna del Mort e Pinete di Eraclea, la Laguna di Caorle – Foce del Tagliamento.

L’OBIETTIVO DEL PROGETTO – “È il recupero di questi habitat dunali con tecniche ingegneristiche a basso impatto antropico, con l’installazione di passerelle, staccionate e pannelli informativi, con piantumazioni di specie autoctone e l’eradicazione di quelle infestanti, con l’individuazione di accessi obbligati che, direzionando gli accessi turistici, favoriranno la ripresa delle dinamiche naturali degli habitat, aumentandone la biodiversità” conclude Corazzari.

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