I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto legittima la nuova disciplina sui “consulenti” fitosanitari, ritenendo che sia sufficiente a garantire qualità e competenze in linea con la direttiva comunitaria, disattendendo, così, le preoccupazioni del CONAF (Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali) in ordine alla sostanziale “deregolamentazione” di questa delicata attività per l’ambiente e per la salute, che in precedenza godeva della massima attenzione da parte del legislatore nazionale, essendo rimessa alle competenze degli iscritti agli ordini professionali che, si ricorda, devono sostenere un esame di Stato, sono obbligati alla formazione e all’aggiornamento e sono soggetti alla vigilanza deontologica.

NON SOLO OGGI L’ATTIVITÀ È OGGI ESERCITABILE CON IL SUPERAMENTO  DI CORSI DI ABILITAZIONE DI POCHE ORE –  e mediante il conseguimento del certificato di abilitazione che rischia di non assicurare una conoscenza adeguata per una materia così delicata, ma addirittura è in parte rimessa alla competenza concorrente delle regioni, con conseguente rischio di una disparità di regole a livello territoriale, anche sui controlli (assai labili) e sulle sanzioni.

UNA RIFORMA PEGGIORATIVA – “Il giudice di appello non sembra avere colto che nel nostro ordinamento già esisteva una valida disciplina ordinistica, sicché il Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotto fitosanitari (PAN), in nome di un adeguamento alla direttiva europea, ha sostanzialmente finito per operare una riforma peggiorativa, in termini di garanzie sul corretto esercizio di tale delicata attività. L’iniziativa del CONAF, evidentemente, era tesa a difendere principi comuni a tutti gli ordini professionali  e così appaiono del tutto fuori luogo le recenti infondate polemiche sollevate da altre categorie. Ad ogni modo il CONAF ha già dato incarico ai propri legali di proporre ricorso in Cassazione, per cui la questione del PAN è ancora sub iudice e lo scenario è aperto” ha dichiarato il CONAF in una nota.

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