Antartide, SOS krill: la pesca industriale toglie cibo a balene e pinguini
Antartide, SOS krill: la pesca industriale toglie cibo a balene e pinguini

È allarme krill nei mari dell’Antartide e la causa è da rintracciare nel dirompente aumento della pesca industriale. Quest’ultima servendosi di pescherecci che operano sempre più vicino alle coste, sta letteralmente saccheggiando le riserve di questo piccolo crostaceo nei mari del Polo Sud, pescato prevalentemente per produrre integratori di Omega 3 e mangimi per l’acquacoltura. Secondo un rapporto stilato da Greenpeace International, la pesca di krill sta mettendo a rischio un’intera rete alimentare oltre al fatto che le pratiche attuate potrebbero col tempo danneggiare la fauna selvatica e le aree protette dell’oceano.

STA RUBANDO IL CIBO A BALENE E PINGUINI – “L’industria della pesca al krill in Antartide si presenta con una faccia pulita ma la realtà è alquanto torbida”, denuncia Frida Bengtsson, della campagna di Greenpeace Antartide. “La pesca avviene nei pressi delle aree di alimentazione di balene, pinguini e altri animali a rischio. È una lotta all’ultimo sangue per il cibo con specie che vivono in un’area soggetta a pericolosi mutamenti. C’è già il cambiamento climatico a ridurre il krill e la fauna antartica non dovrebbe dunque competere direttamente con la pesca a strascico, utile solo a consentire di produrre pillole e mangimi che si vendono dall’altra parte del mondo”. Oltre a derubare gli animali marini di un alimento vitale, la pesca industriale del krill in acque così limpide comporta enormi rischi ambientali.

GLI AMBIENTALISTI HANNO CHIESTO LO STOP ALLA PESCA AL KRILL – La pesca del krill è consentita nell’Oceano Antartico sotto la direzione della Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico (CCAMLR) ma, nonostante i tentativi dell’industria di dipingersi come una delle attività di pesca più sostenibili al mondo, le prove raccolte da Greenpeace e riportate nel rapporto “Licence to krill dimostrano una realtà alquanto diversa. Gli ambientalisti hanno chiesto all’industria della pesca al krill di fermare immediatamente ogni attività nelle aree in cui la Commissione per l’Oceano Antartico sta valutando la creazione di queste aree protette, e alle imprese che acquistano krill e prodotti derivati di non rifornirsi più da pescherecci che continuano a pescare in questi mari.

NEL RAPPORTO DI GREENPEACE VIENE RICHIESTA UNA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE TRA GOVERNI –  società e società civile per creare una rete su vasta scala di santuari oceanici, compreso l’Oceano Antartico, per proteggere almeno il 30% degli oceani del mondo entro il 2030. Per cercare di raggiungere il suo obiettivo Greenpeace ha lanciato una petizione che è stata già firmata da un milione e 350mila di persone nel mondo.