L’Aquila – “Da Pescasseroli è giunta voce che i lavori per sventrare letteralmente quel pezzo di splendida pianura di pascolo – ora verdissimo e in completa fioritura primaverile che un tempo appartenne al fondatore del Parco Nazionale d’Abruzzo, l’Onorevole Erminio Sipari, sarà letteralmente maciullato dalle ruspe che inizieranno i lavori di scavo. Tutti i preparativi sono iniziati. E, passata la festa dei lavoratori, i lavori avranno inizio; e si farà la festa a quella splendida prateria! In pieno Parco Nazionale, sui terreni del suo fondatore, trasformati in una fogna che avrà lo scopo di ripulire le acque reflue rese indecenti dai visitatori del Parco Nazionale, ovvero da gente che a Pescasseroli viene per vedere le bellezze del Parco, quelle stesse bellezze che le autorità ne hanno sentenziato la rovina!”.

Questo l’accorato appello lanciato il 30 aprile dall’Associazione Italiana per il Wilderness con un appello firmato dal segretario nazionale Franco Zunino che scrive: “E’ scandaloso che nessuno si sia mosso per impedire un’opera per risolvere un problema (esigenza?) che aveva una soluzione diversa, nel rispetto dell’integrità e bellezza di quella prateria; soluzione vanamente proposta. Quindi, non un veto alla depurazione, bensì una diversa praticabile soluzione, peraltro anche meno costosa. E’ questo il caso del nuovo depuratore di Pescasseroli. Un depuratore che – se è un’esigenza civile – in un Parco Nazionale, nel primo Parco Nazionale d’Italia, non si può realizzare a scapito dei luoghi per la cui preservazione fu istituito; dei luoghi che sono alle radici della sua storia. Cosa che invece le autorità, tutte, da Roma a L’Aquila a Pescasseroli, hanno avallato in nome del Dio ecologista (leggasi acqua pulita).”

Secondo il documento di Franco Zunino la soluzione sarebbe peggiore del problema che si vuol risolvere con la sua realizzazione e aggiunge: “Si blatera tanto sul dialogo, e non si capisce che ci sono cose che non sono  trattabili; Non sono negoziabili come si dice in politica. Ci sono cose o fatti che vanno condannati e basta. Che vanno impediti e basta. Magari solo per una mera questione d’onore e di rispetto della memoria storica. Che le soluzioni di eventuali problemi devono essere altre, se la soluzione è peggio del problema che si vuole risolvere”.

 

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