Giampiero Sammuri,
Giampiero Sammuri, "padre" del progetto, durante le operazioni di inanellamento del falco pescatore, foto di Alessandro Troisi

Tutti si sono già involati: degli otto giovani falchi pescatore che sono nati quest’anno in Maremma da quattro coppie diverse, uno solo non ce l’ha fatta. “Ha lasciato il nido di notte e probabilmente non è riuscito a prendere bene il volo o ha sbattuto, finendo nell’acqua. Può capitare in questa specie, ma gli altri sette ce l’hanno fatta perfettamente, confermando il record di nidificazione dello scorso anno”. E’ l’annuncio di Giampiero Sammuri, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e di Federparchi, che qualche giorno fa ha presieduto le attività di inanellamento e applicazione del gps in tutti e quattro i nidi toscani: due alla Diaccia Botrona, uno al Parco della Maremma e uno all’Oasi WWF di Orbetello.

Un’annata cruciale per gli esemplari del progetto “Osprey”, che ha l’obiettivo di ricostituire una popolazione nidificante nel Mediterraneo e che fu proprio Sammuri a tenere a battesimo nel 2006, quando avvennero le prime traslocazioni di giovani individui provenienti dalla Corsica. Perchè mentre in Italia la scomparsa della specie nidificante si fa risalire agli anni ’50 e ’60, un centinaio di coppie riproduttive sono sopravvissute tra la Corsica, le isole Baleari, l’Algeria e il Marocco.
“La prima nidificazione in Maremma avvenne nel 2011”, prosegue Sammuri. “Oggi siamo arrivati alla quarta nidificazione, che porta il numero di esemplari attualmente nella zona – tra giovani e adulti – a quindici unità. Non è ancora il momento di parlare di successo del progetto, perché per poter avere una popolazione stabile dovremmo poter contare almeno su 7 o 8 coppie nidificanti”. Anche perché, questi sette forti giovani, ora prenderanno la via del sud. “Si sono appena involati e trascorreranno almeno fino alla metà di agosto del tempo nei dintorni, per fare esperienza e perfezionare la loro tecnica di pesca, che prevede delle veloci picchiate per afferrare il pesce con le zampe e gli artigli. Poi partiranno per il nord-Africa e potrebbe capitare che qualcuno si spinga anche sotto il Sahara. Torneranno a nidificare dove sono nati – o dove sarà loro possibile – solo dopo due anni, quando saranno pronti per il periodo riproduttivo”.
Tutti e sette i giovani falchi pescatore sono dunque dotati di anello identificativo e di gps, il che li rende tracciabili e monitorabili dalla piattaforma Movebank.org. Ma il monitoraggio non è l’unico onere dello staff che segue il progetto: “Dobbiamo incrementare i nidi artificiali in tutto l’Arcipelago Toscano, in modo da mettere questa specie nelle condizioni di poter procedere ad una vera e propria ricolonizzazione dell’areale originario che è stato sottratto loro a causa della persecuzione diretta”, conclude Sammuri.