Caccia al capriolo autorizzata in Umbria
Caccia al capriolo autorizzata in Umbria

Perugia – L’approvazione del calendario venatorio ha suscitato in Umbria forti proteste, non solo fra gli ambientalisti. E c’è chi accusa apertamente l’assessore Fernanda Cecchini PD – Agricoltura, Caccia e Pesca – di essere al servizio dei cacciatori. Tanto da permettere, con la scusa che costituirebbero un danno per le attività antropiche di sparare sui caprioli, maschi adulti, piccoli o femmine anche gravide ancora prima dell’apertura dell’attività venatoria.
“E’ iniziata in Umbria la strage dei caprioli, in migliaia saranno massacrati”, firmato Enpa che nel comunicato aggiunge: “Moltissimi animali, probabilmente in futuro anche femmine “in attesa”, o giovani mamme, saranno sterminati nei prossimi giorni dalle doppiette; cacciatori pronti a tutto pur di veder ampliate le possibilità di sparo. A permettere tutto questo è l’assessore Fernanda Cecchini, con deleghe – tra le altre – all’agricoltura, alla caccia e alla pesca. “Una selezione che sarebbe necessaria per arginare un numero di capi troppo elevato e che sta determinando danni all’agricoltura”, spiega Cecchini.
L’Enpa accusa la Regione per l’approvazione di un calendario venatorio considerato “molto favorevole ai cacciatori, perché, oltre a non aver recepito le osservazioni dell’Ispra, ha dato via libera agli spari contro agli anatidi e i turdidi in pieno periodo di migrazione prenuziale – cioè fino al 31 gennaio”. Con l’approvazione del calendario, l’assessore Cecchini ha anche dato il via libera alla selezione di caprioli da subito, perché sarebbero colpevoli di danneggiare le attività antropiche. Accuse – precisa Enpa – che sono del tutto presunte e non vengono mai suffragate da prove concrete. Così come non viene dimostrato, con mezzi inoppugnabili, l’effettiva esistenza (e consistenza del danno) o l’applicazione dei metodi ecologici, obbligatori e prioritari per legge”. E non è tutto, afferma Enpa, perché la caccia no limits potrebbe presto colpite anche i cinghiali. Ed infine l’ultima grave stoccata: “Gli amministratori, i dirigenti, i funzionari stanno violando la legge nazionale e le sentenze della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato, i quali – spiega Andrea Brutti, dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa – hanno più volte ribadito che bisogna applicare i metodi ecologici preventivi prima di dare luce verde alle uccisioni, che in oltre 25 anni non hanno mai risolto nulla. E che, come prevede la legge, si debba dimostrarne anche l’inefficacia. Ma la Corte Costituzionale ha anche ribadito un altro principio fondamentale: che, secondo il dettato della legge 157/92 (articolo 19) selecontrollori e cacciatori non sono in alcun modo autorizzati al controllo faunistico (sentenza 139 del 2017)”.