“In Italia più di 60 milioni di persone è difficile farcele stare. La difesa dell’ambiente vuol dire difendere le nostre montagne, i nostri laghi, i nostri fiumi, i nostri mari, vuol dire smetterla con quelle burocrazie e quelle sovrintendenze che non ti fanno muovere un legnetto, non ti fanno potare l’alberello”: così Matteo Salvini, dal palco di Pontida sul quale si sta svolgendo l’annuale festa della Lega, introduce l’ambiente nel proprio discorso. Dura poco, ma l’ambiente c’è: “Ma lasciate che la gente di montagna e del mare facciano quello che hanno sempre fatto e che non vengano ostacolati da una scrivania di Milano o di Roma che una montagna o un fiume non l’hanno mai visto”. Poi parla di animali, tirando in ballo il mondo venatorio: “Non c’è bisogno di diritti solo per gli essere umani: lavoreremo anche per punire chi maltratta gli animali. Lo dico all’inizio di un’estate che non deve essere più la stagione dell’abbandono. Non è possibile, la vita non è un gioco. Si devono chiarire i fenomeni di sinistra che parlano di tutela dell’ambiente e di benessere degli animali e poi permettono degli obbrobri come la macellazione islamica, che sgozza gli animali facendoli soffrire come non dovrebbero mai soffrire. Rompono le scatole ai cacciatori che tutelano l’ambiente e vanno a permettere agli islamici di fare i loro comodi nei macelli abusivi che ci sono in giro per l’Italia. Giù le mani dalle tradizioni, dalla nostra storia. Anche perché se non ci fossero nei nostri boschi chi i nostri animali li salva e li cura, sarebbe un problema per tutti”.

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