Nuovi casi di peste suina in Europa. Confagricoltura ricorda che, in base a quanto ha dimostrato il rapporto dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), la trasmissione della malattia dipende anche dai cinghiali, animali che nel territorio italiano sono diffusi capillarmente e in continua espansione.

I nuovi casi di peste suina che si stanno manifestando in diversi Stati membri europei sono un serio problema che per ora non coinvolge l’Italia e le sue produzioni di prosciutti, salumi e insaccati di eccellenza. Bisogna però porre in essere tutte le misure di controllo e prevenzione necessarie”, sottolinea Confagricoltura. “L’attuale sovrabbondanza degli ungulati e di numerose altre specie di animali selvatici, di cui si è perso il controllo per numero e diffusione, sta causando seri danni all’ambiente, all’agricoltura ed alla sicurezza delle persone e delle strade – evidenzia la piacentina Giovanna Parmigiani, componente di Giunta Confagricoltura con delega alle problematiche ambientali – ormai è chiaro che può causare pure rischi alimentari e, anche in tal senso, va controllata e gestita. L’attenzione quindi va altresì indirizzata verso la legislazione alimentare. Come Confagricoltura chiediamo l’immediata attivazione, nel nostro Paese, delle misure preventive più efficaci, prevista dall’ EFSA, per contenere il rischio di propagazione dell’epidemia, ovvero piani coordinati di prelievo selettivo”. Questa tecnica, sempre da quanto hai evidenziato lo studio dell’Autorità europea, risulta efficace nel ridurre il numero dei cinghiali anche dell’80% e quindi risulta una misura efficace nel limitare la diffusione dell’epidemia.

“Confagricoltura – ricorda Parmigiani – chiede da tempo che siano autorizzati gli stessi agricoltori come coadiutori nei piani di abbattimento. Gli agricoltori sono distribuiti su tutto il territorio e possono contribuire attivamente ed efficacemente al controllo della popolazione delle specie selvatiche”. L’efficacia della tecnica del prelievo selettivo, infatti, dipende fortemente dal numero di persone ad essa dedicata e la soluzione, secondo Parmigiani, potrebbe venire dagli stessi agricoltori che subiscono e subirebbero i danni.

“Il problema della fauna selvatica fuori controllo è molto sentito anche sul nostro territorio – sottolinea Filippo Gasparini, presidente di Confagricoltura Piacenza – al punto che da anni ne denunciamo la gravità. Siamo lontani dalla soluzione, ma è stata avviata una collaborazione con le squadre degli ATC che ha dato risultati importati e l’obiettivo principale sembra essere tornato il controllo delle specie selvatiche con il contenimento dei danni alle attività produttive. Ora che il problema è conclamato e genera sia rischi per la salute animale in zootecnia che per la sicurezza stradale della cittadinanza, su più fronti si chiede che gli agricoltori possano farsi parte attiva nelle azioni di contenimento, certamente supportati da coadiutori esperti che possano agire nel rispetto della sicurezza. Lo si potrà ottenere o cambiando giuridicamente la posizione del produttore per cui la selvaggina sui suoi campi è di sua proprietà (come in altri Paesi europei) o riconoscendo agli agricoltori la possibilità di effettuare azioni di contenimento della fauna selvatica sui loro terreni insieme ai coadiutori. La domanda è perché bisogna arrivare all’esasperazione prima di essere ascoltati? In questo Paese – conclude Gasparini – sordo alle esigenze delle imprese e della collettività, avevamo già delineato come Confagricoltura questa soluzione, ponendola all’attenzione delle Istituzioni a tutti i livelli e anche sui tavoli europei, precorrendo i tempi come spesso accade”.