Gli uccelli marini, come la berta maggiore, riescono a viaggiare per migliaia di chilometri in mezzo al mare per cercare cibo e poi ritornare al nido grazie all’olfatto. È quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dall’Istituto dei sistemi complessi (Isc) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Firenze. Grazie a dei modelli matematici si è scoperto che il meccanismo alla base delle lunghe navigazioni risiede nell’olfatto. In assenza di qualunque altro riferimento topografico, i grandi uccelli marini si fanno guidare dagli odori trasportati dalle turbolenze atmosferiche.

Lo studio, pubblicato su Scientific Reports, ha coinvolto anche ricercatori italiani dell’Ispra, portoghesi del Marine and Environmental Sciences Centre (MARE) e britannici del Rothamsted Research.

“Abbiamo analizzato e confrontato il volo di cinque popolazioni di berta maggiore appartenenti a tre specie differenti, in acque sia atlantiche sia mediterranee – spiega Stefano Focardi (Cnr-Isc) – Il nostro studio ha dimostrato che la turbolenza atmosferica non è un fattore di disturbo per la navigazione, come si riteneva in passato: al contrario, in tutte le popolazioni osservate gioca un ruolo fondamentale nel guidare le escursioni alimentari di questi uccelli marini in grado di navigare con precisione su grandi distese di oceano”.

La turbolenza atmosferica, sebbene sia un fenomeno geofisico complesso, può essere caratterizzata matematicamente. “La nostra analisi ha collegato le traiettorie degli uccelli alla struttura della diffusione degli odori sul mare, che risultano dispersi e frammentati: se da un lato ‘guidano’ gli uccelli dall’altro rendono la navigazione particolarmente complessa. Sorprendentemente, la traccia della turbolenza rimane però scritta nelle traiettorie percorse dagli uccelli che i ricercatori registrano mediante dispositivi GPS” aggiunge Milo Abolaffio ricercatore CNR-Isc.

“Questo inedito approccio, poco invasivo, apre la possibilità di estendere l’analisi della navigazione olfattiva ad altre specie di uccelli, in diverse situazioni ambientali e consente di indagare numeri molto grandi di uccelli causando loro un disturbo minimo e tutelandone il benessere”, conclude Stefano Focardi.

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