Larva di Piralide del bosso

Il Piemonte ha avviato una sperimentazione per combattere duramente la Piralide del bosso. Cydalima perspectalis è il nome della farfalla che divora voracemente foglie e corteccia del bosso, una pianta che proprio per questo motivo rischia di scomparire in tutta la penisola. La specie è arrivata in Europa nel 2006 su piantine di bosso provenienti dalla Cina, importate da un vivaio tedesco e da qui  ha potuto diffondersi, in brevissimo tempo, in tutto il Continente. Dapprima in Svizzera, poi in Francia e in Italia: in Piemonte, i primi danni li ha causati nel 2013 soprattutto nell’Astigiano e nel Torinese. La Piralide è una farfalla altamente selettiva: le larve, infatti, si nutrono esclusivamente di questa pianta, il che lascia al sicuro la restante vegetazione, ma mette a serio rischio di sopravvivenza la specie appartenente alla famiglia delle Buxaceae.

“Al momento non sono noti competitori naturali efficaci di Cydalima perspectalis – spiega Matteo Massara, funzionario del settore Biodiversità e Aree naturali della Regione Piemonte – Tra le poche armi che abbiamo, un batterio, il Bacillus thuringiensis var. kurstaki, che in Piemonte abbiamo deciso di provare in via sperimentale”. Da inizio 2018, infatti, l’ente regionale (Settore Fitosanitario e Settore Biodiversità e Aree Naturali), il DISAFA e il DIBIOS dell’Università di Torino e il Parco naturale Alpi Marittime, insieme, stanno trattando con il Bacillus thuringiensis intere porzioni di territorio con presenza di bosso. Il tentativo – afferma il funzionario regionale – è quello di salvare dalla Piralide almeno alcuni lembi di vegetazione, in attesa di competitori naturali”.

Il bosso (Buxus sempervirens) è una specie ornamentale tipica del giardino all’italiana. In aree naturali, in Piemonte, lo si può trovare come specie di sottobosco in faggeta mentre sui pendii rocciosi alpini può formare un habitat rupicolo molto particolare che è presente nelle Alpi italiane unicamente in Valle Tanaro, Valle Pesio (pochi esemplari), Valle Vermenagna , Val Maira e Val Grana. Data la sua specificità e la sua distribuzione limitata, si tratta di un habitat tutelato dalla Direttiva Habitat dell’Unione europea per cui, in Piemonte, è stato da poco istituita una nuova area tutelata: il Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Comba di Castelmagno” in Valle Grana. “L’arrivo della Piralide, purtroppo, ha compromesso seriamente la sopravvivenza dell’habitat tutelato dal SIC: del resto altre realtà, come la Francia, hanno già dichiarato persa la guerra alla Piralide, tanto da essersi rassegnate alla scomparsa degli habitat a bosso, messi a dura prova da Cydalima perspectalisspiega Massara – Tra i motivi della resa, la contrarietà all’uso di prodotti fitosanitari che, invece, il Piemonte ha deciso di utilizzare, appositamente in via sperimentale per una valutazione della loro efficacia e perché si è valutato che bisognava tentare di salvare un habitat che altrimenti sarebbe destinato all’estinzione. Parallelamente ai trattamenti si è deciso di effettuare un monitoraggio del potenziale impatto del Bacillus thuringiensis sulle altre specie di farfalle presenti nelle aree di trattamento.
Negli habitat trattati da inizio anno, lo stato di salute dei bossi è buono soprattutto in Val Grana – prosegue Massara – Forse, risultati meno soddisfacenti li stiamo vedendo in Val Tanaro ma qui il livello di infestazione da Piralide è decisamente maggiore”

Ed è proprio in queste due valli che l’invasione della Piralide ha messo sul piede di guerra anche le popolazioni locali: qui il bosso serve per il suo legno pregiato che può essere trasformato in piccola oggettistica e che ora rischia di non essere più a disposizione dei piccoli artigiani. Inoltre, la vorace farfalla ha disturbato (e non poco) le tranquille serate paesane: “I valligiani se la trovano ovunque, concentrate attorno ai lampioni delle strade o appiccicate ai vetri delle finestre chiuse, attirate dalla luce. Tentando di trasformare questa esasperazione in collaborazione, la nostra intenzione è quella di coinvolgerli nelle segnalazioni di presenza massiccia di Piralide e nella presa in cura delle piante di bosso malate, spiega Massara. A questo fine, negli ultimi 2 anni, è stato coinvolto l’Istituto Forestale di Ormea che ha collaborato con i propri studenti alle attività di monitoraggio sulla presenza della piralide in Val Tanaro. In aggiunta, gli abitanti locali saranno partecipi di un progetto finanziato dall’Unione europea che li eleggerà comunità custodi del bosso”, racconta il funzionario.

Certo, la lotta alla Piralide è soltanto all’inizio e non è cosa facile. Questa specie di lepidottero, infatti, ogni anno affronta almeno tre fasi di ciclo riproduttivo: nell’arco di 12 mesi, per ben tre volte depone le uova dalle quali trovano origine le larve e, infine, gli individui adulti. Inoltre, tenendo conto che le larve dell’insetto possono essere facilmente eliminate solo nei primi giorni di vita, le operazioni di monitoraggio e gli interventi devono essere tempestivi, precisi e reiterabili. Non solo: laddove il bosso – in ambiente rupicolo – è presente in zone impervie, bisognerà escogitare specifiche modalità per raggiungerlo e contrastare la proliferazione dell’insetto.