“In un paese in cui più di 300 lupi vengono uccisi ogni anno dai bracconieri, i continui richiami allo sterminio dei lupi non solo sono parte di una strategia di terrorismo mediatico ma rischiano altresì di fomentare la cultura dell’illegalità e della crudeltà”, dichiara l’ENPA con un comunicato.

«Apprezziamo la posizione espressa dal ministro Costa, che oggi ha confermato la propria contrarietà alle uccisioni di lupi e ribadito la necessità di approvare il Piano Lupo, non solo con le 22 misure di prevenzione originariamente previste, ma con ulteriori azioni di salvaguardia. Azioni che devono essere sostenute dallo Stato e, soprattutto, devono essere rese obbligatorie: chi tutela i propri animali con l’utilizzo di recinti mobili o fissi, con cani da guardiania opportunamente educati, ricoveri notturni, non deve essere considerato alla stessa stregua di chi rifiuta ogni prevenzione». Lo dichiara Andrea Brutti, dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa, commentando l’intervento del ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, all’assemblea di Federparchi.

«Plaudiamo anche alla sensibilità del ministro Costa che si rende portatore delle istanze di milioni di italiani e delle associazioni animaliste e ambientaliste, da sempre contrari allo sterminio di lupi. Ma, anche del mondo scientifico che – prosegue Brutti – ha chiaramente dimostrato l’inutilità delle uccisioni, dei lupi come di qualsiasi altro animale, spesso strumentalizzate per la ricerca del consenso politico. Rispetto alla “gestione” Galletti, il peggior ministro dell’Ambiente che il Paese abbia mai avuto, ci troviamo finalmente ad intraprendere un percorso scientificamente, legalmente ed eticamente corretto».

«Per quanto riguarda poi gli ibridi, meticci cani-lupi nati da cani spesso di proprietà di pastori e cacciatori, oltreché dai randagi, occorre che la 281/91 sulla prevenzione del randagismo e le ordinanze ministeriali sulla corretta detenzione dei cani vengano applicate alla lettera. E invece, soprattutto nei piccoli centri, mancano controlli e sanzioni. Tutti, a partire dai sindaci devono fare il proprio dovere. Gli strumenti di prevenzione già oggi disponibili, se applicati in modo corretto e integrato, permettono di proteggere adeguatamente tutti gli animali allevati».