Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF sono sgomente per l’ennesimo “incidente” venatorio nell’anconetano di cui è rimasto vittima un bambino di dieci anni, ferito da numerosi pallini da caccia. È inaccettabile che minorenni vengano coinvolti a vario titolo nell’attività venatoria: i bambini devono essere tenuti lontani dalle armi e da situazioni di grave e immediato pericolo. Nell’auspicare una pronta e piena guarigione del piccolo, le associazioni sottolineano come la situazione sia ormai sfuggita di mano, diventando incontrollabile. Con morti e feriti, sempre più spesso giovanissimi, le doppiette rappresentano un autentico problema di ordine pubblico, una vera emergenza nazionale, che come tale deve essere affrontata e gestita. Ne va della vita delle persone, anche degli stessi cacciatori e di centinaia di milioni di animali.

Per questo Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF lanciano un forte appello al Parlamento e al governo affinché intervengano tempestivamente per tutelare i cittadini con un giro di vite sull’attività venatoria; misure ragionevoli e di buon senso finalizzate a limitare lo strapotere delle “doppiette”.

«Quale migliore occasione del “Decreto Sicurezza”, in votazione il 5 novembre al Senato, per proteggere i diritti delle persone alla vita, all’incolumità, alla libertà di movimento, al godimento della natura? Diritti da troppo tempo minacciati o negati da una minoranza armata. Per questo – dichiarano Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF – chiediamo a tutti i senatori di farsi portatori di queste istanze, vietando il coinvolgimento dei minori nell’attività venatoria; introducendo il divieto di sparare la domenica, giornata in cui famiglie e bambini frequentano campagne e boschi, ma anche prevedendo controlli adeguati sulle condizioni psico-fisiche dei cacciatori».

Infatti, contrariamente a quanto accade oggi con norme troppo permissive e pericolose, chiunque si trovi ad imbracciare un’arma dovrebbe invece dimostrare di trovarsi in un perfetto stato di salute, con vista e udito in piena efficienza. E ancora: i permessi per la detenzione di armi da caccia dovrebbero essere rinnovati non più ogni cinque anni – come stabilisce l’attuale normativa – ma ogni tre sino al compimento del 65mo anno d’età e con cadenza annuale fino al 75mo anno d’età. Al compimento del quale il cacciatore deve essere obbligato ad appendere la “doppietta” al chiodo.

«Chiediamo inoltre – proseguono Enpa, Lac, Lav, Lipu e WWF – che siano aumentate le distanze di sparo da abitazioni, luoghi di lavoro, strade e ferrovie, minacciati da armi sempre più potenti; che le carabine non siano affidate a giovani sotto i 25 anni; che i turisti siano liberi di godere le vacanze e dunque che anche nella caccia di selezione i fucili  tacciano nei mesi primaverili ed estivi; che il mese di settembre, ormai alta stagione per l’economia basata sul turismo rurale, sia esente da ogni forma di spari».

Quello della stagione venatoria è un vero bollettino di guerra, che conta ogni anno decine e decine di vittime tra morti e feriti. «E’ una strage annunciata – concludono le associazioni – Parlamento e Governo non se ne rendano più complici».