L’Ente Nazionale Protezione Animali, che già in passato si era attivato contro il Giappone per il massacro delfini di Taiji e per la caccia cosiddetta “scientifica” (eufemismo per far digerire all’opinione pubblica le uccisioni di balene), è pronto a mobilitarsi e a tornare in piazza anche contro la riapertura della caccia commerciale, ennesima dimostrazione di una politica ostile agli animali. Secondo Enpa, la decisione di Tokyo è inaccettabile e incomprensibile, ma – soprattutto – sembra destinata a ritorcersi contro le stesse autorità giapponesi, accrescendone l’isolamento. Anche a livello interno visto che la stragrande maggioranza dei giapponesi (il 90% secondo fonti di stampa) non ne vuole proprio sapere di mangiare carne di balena. Tanto è vero che la caccia alle balene, oltre ad essere crudele, non è neanche redditizia dal punto di vista economico. Il settore è in crisi irreversibile e se – come informa il Corriere della Sera – non fosse stato sovvenzionato con 400 milioni di dollari, sarebbe crollato da tempo.

Ma per il Giappone, lo “strappo” rischia di avere altre gravi conseguenze, sempre dal punto di vista economico, perché moltissime persone – e non si tratta solo di animalisti e di ambientalisti – potrebbero essere indotte ad astenersi dall’acquisto di prodotti “made in Japan”, esprimendo in questo modo la propria protesta. “I segnali – spiega l’Ente Nazionale Protezione Animali – ci sono già. In questi giorni sono molti gli italiani che ci hanno contattato comunicandoci la loro profonda indignazione e l’intenzione di cambiare i loro comportamenti d’acquisto”.

Le balene e con esse gli altri cetacei e i pesci, e tutti gli ecosistemi marini, sono patrimonio dell’umanità. Cioè di noi tutti; nessuno dovrebbe disporne a proprio piacimento. “Con la caccia alla balene – prosegue Enpa – il Giappone si è appropriato e ha depauperato questo patrimonio comune. Ma siamo certi che l’opinione pubblica di tutto il mondo, Italia compresa, continuerà a far sentire la propria voce. Per dire basta a una pratica che non ha altra ragion d’essere se non quella di conquistare i consensi di un settore, questo sì, in via di estinzione”.

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