Stanziato un milione di euro per la cura degli alberi monumentali. Un provvedimento che ha fatto discutere. Franco Zunino, segretario generale dell’Associazione Italiana Wilderness ha così commentato: “Quando si dice che la politica è sempre alla ricerca di soldi da distribuire a pioggia ai portatori di voti. È noto a tutti la difficoltà con cui il Governo ha dovuto tagliare l’originale Finanziaria per entrare nei parametri richiesti dall’Europa: volevano addirittura aumentare le tasse delle ONLUS pur di trovare i soldi che mancavano alle loro aspettative. Eppure è rimasto ben 1.000.000 (un milione di Euro) per gli alberi monumentali. Un milione – continua Zunino – che poteva benissimo tagliarsi, perché così facendo avrebbero non solo recuperato un milione, ma anche impedito tanti danni alle piante monumentali. È infatti notorio come stanziamenti a questo fine fatti da alcune Regioni (la Liguria, ad esempio) sono serviti per discutibili potature ed interventi vari che hanno solo manipolato piante alterando il loro aspetto naturale, specie quando lo hanno fatto non per piante di giardino, viali o parchi urbani, ma anche per piante nate libere nei boschi e che alla loro libera evoluzione andavano lasciate! Però, come potrebbero poi giustificare gli stanziamenti, se cooperative e società varie non potessero presentare un rendiconto di lavori eseguiti? In America – aggiunge Zunino – nessuno va a curare le millenarie Sequoie; caso mai si utilizzano fondi per acquistarle alla pubblica proprietà, mentre da noi con quel milioni di euro non se ne comprerà neppure una! Quel milione di euro andrà tutto a finire nelle voraci casse dei Comuni che segnaleranno la presenza di piante monumentali. E le piante dovranno subire danneggiamenti inutili fatti passare per cure. Ancora una volta questa è l’Italia, che tutto vuole manipolare, anche la natura selvaggia, se facendolo si attirano stanziamenti pubblici! Eclatante l’esempio dei fondi europei utilizzati per abbattere faggi in zona di riserva integrale con la scusa di favorire la crescita del Ramno nel Parco d’Abruzzo – conclude il segretario generale – sebbene ampiamente presente ovunque su quelle montagne e più che sufficiente alla bisogna dell’Orso marsicano”.

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