Per la prima in Artico sono stati osservati frammenti di plastica di grandi dimensioni. È avvenuto lo scorso luglio, durante la spedizione di geofisica marina High North18 in Artico. Franco Borgogno, giornalista e divulgatore scientifico, è stato incaricato di documentare la presenza degli oggetti in plastica vicino e dentro la banchisa polare.

“Ci siamo spinti fin dove Google Maps finisce. Nella spedizione a cui avevo partecipato nel 2016, sempre in Artico ma nel Passaggio a Nord Ovest e con gli americani del 5 Grey Institute – afferma Borgogno – avevamo documentato per la prima volta la presenza di micro-plastiche (frammenti di 0,3-5mm) ma non di macro-plastica ( > 5 mm). Veri e propri fantasmi o mostri che mettono a rischio la salute dell’intero oceano globale, fondamentale per la vita (non solo umana) sulla Terra”, conclude Borgogno.

La spedizione per tre giorni consecutivi ha rinvenuto frammenti di macroplastiche: un oggetto ogni 8 minuti, nell’arco di 300 metri di distanza. I 160 oggetti rintracciati sono stati tutti localizzati, raccolti e distinti per tipologia e verranno analizzati dal dipartimento di Scienza applicata e tecnologia del Politecnico di Torino. Borgogno, come rappresentante dell’European Research Institute, ha campionato le microplastiche con il manta trawl (una sorta di pesca a strascico che è un sistema per il campionamento della superficie dell’oceano) per poi documentarle per sensibilizzare la popolazione sul tema dell’inquinamento da plastica che ha raggiunto l’Artico.

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