A cura di Piemonte Parchi.

Certamente, molti sono coloro che si rallegrano per il ritorno del lupo in diverse aree del Piemonte, ma non vale proprio tutti, a partire dagli allevatori. Le iniziative di sensibilizzazione – su tutto il territorio piemontese – non mancano oggi, come in passato: sono partiti degli incontri destinati alla popolazione locale, generalmente organizzati dagli Enti di gestione delle Aree protette dove il lupo è presente, finalizzati a fornire una corretta informazione e conoscenza della biologia e del comportamento di questa importante specie che costringe tutti a modificare le proprie abitudini, in primis i pastori che dovranno dotarsi di metodi adeguati di protezione (recinti elettrificati, pascolo sorvegliato, cani da guardanìa) per evitare possibili attacchi. Lo ha spiegato bene Bruno Viola, pastore del Trentino e presidente dell’associazione per la Difesa del patrimonio zootecnico dai grandi predatori – intervenuto lo scorso settembre al convegno ‘Tra cane e lupo: problematiche, sicurezza e prevenzione’ – organizzato dai Parchi delle Alpi Cozie e affermando che ‘il lupo non sceglie le pecore, ma il pastore’. È dello stesso avviso Luca Giunti, guardiaparco delle Aree protette delle Alpi Cozie, secondo il quale non c’è alcun rischio a frequentare i soliti boschi – i lupi non vanno a caccia di esseri umani e sono già sazi di prede selvatiche che trovano in abbondanza in natura – purché tutti siano consapevoli che la natura, quella vera, è selvaggia e non è esattamente come quella disegnata da Walt Disney (interessante, a tale proposito il suo contributo ‘Se il lupo fosse vegetariano’ nello nostro numero speciale ‘Occhio, il lupo è tornato’).

Per questo è opportuno ricordare che il lupo è un animale selvatico, nei confronti del quale provare rispetto e un reverenziale ‘timore’, può risultare perfino salutare ai fini della sopravvivenza della specie, e in nome di una convivenza possibile, tra uomini e lupi. Risulta così fondamentale la cura della comunicazione, quella destinata alla popolazione che si trova a doverci convivere con il predatore. Da qui, la disapprovazione per quella stampa che urla al terrore – senza giustificazione e motivo – per il ritorno del lupo, al pari di quei messaggi che lo dipingono un animale che non è. Un esempio? Da qualche tempo, tra i manifesti affissi nella nostra capitale, campeggiano quelli dedicati alla campagna pubblicitaria ‘Nessuno tocchi il lupo’, promossa da Animal Aid Italia e dall’assessorato alla Sostenibilità ambientale della Città di Roma. Indubbiamente nobile l’intento, ovvero ‘sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni a un maggior rispetto nei confronti di un animale prezioso della nostra fauna autoctona’ ma forse discutibile l’immagine della campagna (Voi cosa ne pensate? Ne discutiamo sulla nostra pagina Facebook): due lupi cecoslovacchi, fotografati in un ambiente asettico e innaturale, quasi tenuti al ‘guinzaglio’ da essere umani.

Un’immagine che ha destato qualche perplessità sui Social, tra persone che hanno a cuore la sorte del grande predatore, al punto da rimuovere il post che ha generato la discussione, etichettando tutti i commenti più severi – che la definivano diseducativa – come radical chic. Che convinca o meno la campagna ‘pro-lupo’ promossa nella città eterna, è un peccato sospendere il dibattito di fronte a modalità diverse di comunicare il grande predatore: un aspetto sempre complesso, delicato, di sottile equilibrio e, proprio per questo, fondamentale.
Il progetto Life WolfAlps lo ha insegnato a tutti noi: coordinato dall’Ente di gestione delle Aree protette delle Alpi Marittime e conclusosi lo scorso maggio dopo 5 anni di attività, si sono compiute azioni importanti per la conservazione della popolazione alpina di lupo e per assicurare una convivenza stabile tra l’animale e le attività economiche tradizionali, ed è anche per questo che – orgogliosamente – sottolineiamo che oggi LIfe WolfAlps entra nella rosa dei 15 finalisti del LIFE Awards 2019 promosso dalla Commissione europea.

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