di Carlo Grande, Piemonte Parchi

La sintesi di una guerra tra due specie che è in atto da anni: quella tra scoiattolo rosso comune nostrano e scoiattolo grigio alloctono.

Da non credere. In questa epoca di haters è finito anche l’amore tra Cip & Ciop. Transeat che finisse quello tra Pippo e Clarabella (tra un cane e una mucca non può esserci una relazione stabile, lo ricordava Claudio Bisio) ma che una delle coppie più famose e riuscite al mondo si separi: “Chi l’avrebbe già poi visto?”, avrebbe detto mia nonna, di solidi principi sabaudi.
Invece, facezie a parte, la guerra tra le due specie – lo scoiattolo rosso comune nostrano (Sciurus vulgaris, più piccolo e meno aggressivo, che chiameremo Cip) e quello grigio alloctono (Sciurus Carolinensis, che chiameremo Ciop) è in atto da anni, è reale e non è una fiction hollywoodiana.

Il ‘grigio’, ovvero il grande competitor
Originario del Nord America, è stato introdotto in varie parti del mondo come pet. In Europa è arrivato alla fine del XIX Secolo; in Italia, che ospita le uniche colonie di scoiattolo grigio presenti nell’Europa continentale, è arrivato dopo – in primis in Piemonte – e da allora si è diffuso parecchio: oggi conta diverse popolazioni in regioni diverse, come Lombardia, Veneto, Liguria, Umbria e Toscana.
È un competitor terribile, nonostante le apparenze. Lo scoiattolo è di per sè, infatti, molto importante per l’ecosistema e per la biodiversità, soprattutto nei boschi, poiché dissemina semi e spore, ma lo scoiattolo grigio si dà molto, troppo da fare: più grosso e robusto del rivale rosso, è molto abile a procurarsi il cibo tanto da saccheggiargli anche le riserve invernali. E’ inoltre immune alla sifilide degli scoiattoli, malattia che invece colpisce gli animali autoctoni.
Ciop quindi, scoiattolo grigio nordamericano, scaccia Cip, quello rosso, che è più mingherlino e specie ormai a rischio di estinzione. L'”americano” gli ruba le noccioline e le more, spoglia le cortecce dei pioppi, porta malattie, si riproduce con grande facilità. Ha colonizzato molti boschi del Piemonte, specie nelle province di Torino e di Cuneo e nella zona di Genova Nervi; anche nel versante lombardo del Ticino è assai presente: rischia di espandersi non solo nel resto d’Italia, ma anche in Francia e Svizzera e di colonizzare il centro Europa.
Lo scoiattolo grigio ha impatti non trascurabili sugli ambienti forestali: scortecciando gli alberi li indebolisce e li rende più vulnerabili a insetti e funghi. Anche l’agricoltura paga un prezzo alto a questa specie, che danneggia i frutteti, in particolare i noccioleti: non per niente, lo Sciurus Carolinensis è stato inserito nell’elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Il ‘rosso’, quello più indifeso
Dunque, a discapito dell’aspetto “carino”, gli scoiattoli grigi vanno controllati: l’ha detto a suo tempo anche il Consiglio d’Europa; se non si interviene gli scoiattoli grigi in Italia diventeranno milioni, più dei cani e dei gatti. Giunti in Italia nel dopoguerra, con il chewing-gum, il be-bop e Humphrey Bogart, adesso si stanno proprio allargando. E lo scoiattolo rosso non riesce a difendersi. Forse dovrebbe andare a lezioni di cattiveria dal toporagno, che è notoriamente uno dei più cattivi soggetti del sottobosco. Anche lui è in piena azione, in queste settimane di primavera. Una breve descrizione potrà bilanciare – leopardianamente – i fiumi di glucosio che uova, colombe e coniglietti fanno scorrere in questi giorni: il toporagno ha la pelliccia grigia, la coda ispida e corta; è il terrore del sottobosco, conduce un vita breve e violenta, con il suo metabolismo altissimo; respira a un ritmo convulso e non sopravvive a lungo all’aperto, poiché l’aria, data la sua assurda frequenza respiratoria, lo disidraterebbe fino a ucciderlo. Si nutre azzannando la preda, iniettando una saliva velenosa che paralizza e può uccidere. Trasporta le vittime in una prigione degli orrori, una dispensa di prede vive e invalide, come Alien, mangia qualsiasi cosa abbia di fronte. Gli scienziati, se lo catturano in una trappola a gabbia con dei topi, al ritorno trovano solo un mucchietto di ossa sorvegliato da un furibondo guardiano grigio. I toporagni squittiscono con toni acutissimi, non percepibili dall’orecchio umano. Hanno un sonar biologico che ascolta le onde sonore riflesse, un eco-localizzatore per orientarsi nelle tane e nei confronti delle prede. Sono “sottomarini terrestri”, insomma, navigano con i suoni. Vivono al buio e sono sempre su di giri. Tutti stanno alla larga da loro, tranne una specie: i gufi, che li artigliano incuranti dei denti terribili e della scia acre delle ghiandole sudorifere. Piccola morale consolatoria: per quanto sei carogna, c’è sempre qualcuno più carogna di te che ti mangia.

Dove e quando osservarli
In queste settimane gli scoiattoli sono facili da osservare: si muovono di giorno e sono pronti a riprodursi (in media la femmina partorisce quattro piccoli, che diventano indipendenti nel giro di tre mesi). Sia in primavera sia in autunno gli scoiattoli si danno un gran daffare a raccogliere provviste e a costruire nidi circolari con erba e muschio, restando in alto sulle piante; hanno parecchi nidi per dormire e giocare e fanno venire in mente il Barone rampante di Calvino, che non per nulla era soprannominato “lo scoiattolo della penna”. Ma a differenza del Barone scendono a terra volentieri, se c’è da raccogliere cibo, muovendosi sui tronchi grazie alle unghie affilate. Questa è una stagione favorevole, per loro, d’inverno invece devono sfangarsela con più difficoltà perché pur appartenendo alla stessa famiglia delle marmotte, non vanno in letargo. Ma attenzione ai nostri incontri, perché quello che incontreremo, sarà probabilmente ‘il grigio’.

Salviamo il soldato Cip!
Senza l’intervento dell’uomo, lo scoiattolo rosso è infatti destinato all’estinzione. O impara a difendersi o soccomberà a Ciop, il bullo americano, nonostante l’aspetto amabile e nonostante l’affettuosa battuta della Littizzetto che coinvolge Alessandro Baricco: “Ma dove ha messo la testa? Nella gabbia dello scoiattolo?”. Non tutti gli scoiattoli sono uguali e quello rosso è meno uguale degli altri: non è comunista ed era qui molto tempo prima di Ciop.
Una storia che ne ricorda un’altra, quella dei nativi, degli indiani d’America.

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