I pescatori elbani, in particolare quelli dell’Elba orientale, stanno segnalando la presenza di numerose  nacchere (Pinna nobilis – gnacchera in elbano) morte, una moria confermata anche dalle segnalazioni fatte all’Ufficio locale marittimo di Porto Azzurro della Capitaneria di porto di Portoferraio che si è prontamente attivato. Si tratta di una notizia molto preoccupante perché riguarda il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo che negli ultimi anni era ritornato a ripopolare i fondali elbani dopo anni di predazione. Una delle aree più interessate sembrano essere i fondali intorno ai 30 metri di profondità al largo di Straccoligno, la spiaggia del comune di Capoliveri dove nell’estate 2018 c’è stata una “miracolosa” nascita di oltre 60 piccole tartarughe marine Caretta caretta.
La moria potrebbe essere causata da un nuovo parassita, l’Haplosporidium pinnae, che ha già provocato, prima in Spagna e poi in Italia e Francia e successivamente in Grecia, vere e proprie stragi di nacchere, come dimostra il recente studio “The cryptogenic parasite Haplosporidium pinnae invades the Aegean Sea and causes the collapse of Pinna nobilis populations” publicato su Invasive Alien Species (InvasiveNet) da un team di ricercatori greci.
Il parassita Haplosporidium pinnae è arrivato nel Mediterraneo nel 2016 e ora potrebbe aver raggiunto l’Arcipelago Toscano .
La Pinna nobilis è importantissima per la salute del mare: contribuisce anche a ripulire l’acqua filtrando le particelle organiche ed è tra le specie protette dalle direttive dell’Unione europea. La nacchera può superare 1 m di lunghezza e vivere fino a 45 anni.
Lo studio greco sul parassita Haplosporidium pinnae, rilanciato in Italia da Asap Life, sottolinea che «La sua origine è sconosciuta ma probabilmente è una specie introdotta che è arrivata molto recentemente. La Pinna nobilis è una specie endemica che si trova solo nel Mar Mediterraneo. Quindi, il recente declino su larga scala delle popolazioni di nacchere può potenzialmente portare a una completa estinzione di questo animale. E’ necessaria una stretta collaborazione tra autorità locali, scienziati, stakeholders e subacquei sportivi che agiscono come citizen scientist per affrontare questa minaccia critica, attraverso il rilevamento e la protezione efficace delle popolazioni naturali resistenti al parassita».
I ricercatori hanno spiegato come l’Haplosporidium pinnae attacca la Pinna nobilis: «La distruzione della ghiandola digestiva delle nacchere e da parte del parassita e l’assenza di reazioni del tessuto ospite sono le caratteristiche eminenti e allarmanti dell’istopatologia della malattia. Al fine di fornire strumenti per la protezione e la conservazione delle specie, dovrebbero essere identificate le popolazioni di nacchere con resistenza naturale al parassita e chiarire i fattori che influenzano lo sviluppo della malattia».
L’esistenza di una popolazione sana nell’area di studio dà motivo di speranza per la sopravvivenza della specie. Il principale autore dello studio, Stelios Katsanevakis, ha però sottolineato: «Abbiamo bisogno di approfondire i fattori che influenzano la capacità del parassita di causare la mortalità delle nacchere, e quindi di prevedere la distribuzione spaziale delle popolazioni sane. Per garantire la conservazione della specie, sono necessarie misure urgenti per proteggere rigorosamente le restanti popolazioni sane».

L’immediato interessamento della Capitaneria di Porto e la sensibilità mostrata dai pescatori elbani fanno ben sperare in un intervento di tutte le istituzioni interessate per evitare in ogni modo la scomparsa delle gnacchere dai magnifici fondali dell’Elba e proteggere le popolazioni sane. Anche perché le nostre isole aspettano dal 1982 l’istituzione di un’Area marina protetta che non è stata nemmeno realizzata nel 2012, anno in cui il nostro governo si era impegnato, con la sottoscrizione della Convenzione di Barcellona, a istituire le aree marine protette previste da varie e disattese leggi e accordi internazionali.

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