I risultati delle elezioni europee hanno sancito una vittoria netta per i partiti Verdi d’Europa che hanno ottenuto enormi progressi in tutta l’Unione: di spicco quelli emersi in Germania e in Francia dove si sono affermati come secondo e terzo partito con un rispettivo 20,5% e 13,47%, eleggendo 20 e 12 parlamentari. Anche il Regno Unito passa da 3 europarlamentari a 7, mentre l’Irlanda elegge 2 rappresentanti per la prima volta in 15 anni. Cresce anche l’Olanda, staccando 2 biglietti per Bruxelles. Male l’Italia che – con una percentuale del 2,3% – vede sfumare l’ingresso della lista “Europa Verde” sullo scranno europeo.

“Con la Lega al 34% – spiega Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo – sono risultati sconfortanti e devono essere una occasione di rinnovato impegno per le forze politiche che stanno all’opposizione in Italia, inclusi anche gli ambientalisti, per costruire al più presto un’alternativa convincente. Anche qui, però, abbiamo motivo di impegno e speranza: Europa Verde, partita con lo 0.5% e con uno spazio mediatico quasi inesistente, ha ottenuto il 2,3% dei voti. Certo, a causa di uno sbarramento alto e iniquo, sono numeri insufficienti per partecipare alla distribuzione dei seggi in Europa, ma costituiscono pur sempre il miglior risultato degli ultimi venti anni”.

E allora, se durante la scorsa legislatura il gruppo Verdi/ALE (Alleanza Libera Europea) deteneva 52 seggi su 807 – pari al 6,44% del totale delle forze politiche – oggi il risultato oscilla tra i 67 e i 71 seggi e alza la percentuale al 10% dell’emiciclo. D’altronde, la liena è da subito chiarita, attraverso le parole del suo co-presidente Philip Lambert: “Vorremo far valere questo peso ma senza cambiamenti sostanziali nelle politiche non ci staremo a entrare in una maggioranza. Noi non daremo un assegno in bianco, ci interessano i contenuti e i risultati indicano che ci è stato dato un mandato di cambiamento”.

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