Per il 2018 nelle aree protette italiane si registra un incremento di densità di consumo del suolo rispetto al 2017 sensibilmente inferiore rispetto ai trend preoccupanti dell’intero territorio nazionale. L’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ci parla di 0,3 mq/ha contro il dato nazionale pari a 1,6 mq/ha. Inoltre va evidenziato come gran parte dell’incremento di consumo di suolo nelle aree protette sia concentrato nei parchi di Marche, Abruzzo e Campania a causa di situazioni specifiche come interventi post terremoto o adeguamenti infrastrutturali. I parchi, quindi, registrano l’aumento di gran lunga più limitato come riportato correttamente nello stesso rapporto (a pag. 82): “Il consumo di suolo all’interno delle aree protette, pur non arrestandosi, risulta decisamente inferiore alla media nazionale”. D’altronde nel 2018 nei parchi italiani è stato consumato suolo per 108 ettari, lo 0,003 % dell’intera superficie di aree protette italiane (3.163.600 ettari) il che equivale a dire che il 99,99% della superficie non ha registrato nessun consumo di suolo.
Il ruolo di difesa del territorio gestito dai parchi italiani è, inoltre, ancora più evidente se si confrontano i dati della densità di consumo di suolo su aree omogenee confrontabili: quelle dentro il loro perimetro  hanno registrato una densità di consumo pari a 0,3 mq/ha e quelle immediatamente al fuori (aree  limitrofe) con 1,7 mq/ha.
“I numeri del rapporto ISPRA sul consumo di suolo sono un campanello di allarme per tutta l’Italia – afferma il Presidente di Federparchi Giampiero Sammuri – e tuttavia confermano il ruolo fondamentale che il sistema delle Aree Protette svolge rispetto alla necessità di tutelare gli habitat naturali e la biodiversità. I parchi, in ogni caso, devono proseguire  nell’impegno affinché il consumo di suolo al loro interno, già al minimo, si avvicini sempre più a livello zero, come auspicabile per tutto il Paese”.

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