E’ una “chiamata” a raccolta dei migliori cervelli scientifici, istituzionali, economici e tecnici la proposta di SIMA – Società Italiana di Medicina Ambientale, che da alcuni anni è presente in Puglia e attenziona Taranto da una prospettiva europea. “L’addio di Arcelor Mittal”, spiega da Milano il Presidente SIMA Prof. Alessandro Miani, “rappresenta un’opportunità, questa volta ineludibile, per ripensare e rilanciare la produzione di acciaio a Taranto nella prospettiva dell’innovazione e della sostenibilità. SIMA propone di attivare un gruppo operativo multidisciplinare, per portare sul tavolo della nuova Commissione Europea, di prossimo insediamento a Bruxelles, una proposta organica, in linea con le richieste di finanziamento per decarbonizzare la produzione, fatte proprie dagli stessi acciaieri nell’ultimo European Steel Day di Giugno”. “L’obiettivo, continua Miani, deve essere quello di fare di Taranto una “zona franca della conoscenza” innescando nuove economie basate su ricerca e innovazione, a partire dalla produzione di acciaio dalle proprietà innovative e di qualità (ponendosi sul mercato in maniera differenziata dall’insostenibile concorrenza cinese) utilizzando le migliori tecnologie in grado di minimizzare gli impatti ambientali e sanitari. Come già di pubblico dominio, una soluzione potrebbe derivare dall’impiego di forni a idrogeno con innesco a gas (in grado di produrre 2.5 milioni di tonnellate ciascuno) testati in Germania e in altre parti del mondo. Anziché ricostruire altoforni a carbone, la Puglia ha le caratteristiche per avviare la necessaria produzione di idrogeno (con 1kg di idrogeno si producono 9 tonnellate di acciaio). La graduale conversione dell’attuale acciaieria in un moderno impianto a minimo impatto consentirebbe anche di superare il problema dell’immunità penale, che secondo la Corte Costituzionale poteva infatti giustificarsi solo per il periodo necessario a una vera transizione verso l’ambientalizzazione della fabbrica. Oggi esistono soluzioni tecnologiche in grado di risolvere i problemi di Taranto. Al Governo il compito di mettere insieme gli attori del sistema. Una sintesi è ancora possibile.” conclude Miani.

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