Monti Sibillini, coturnice e starna verso la scomparsa: via al piano d’interventi
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Si è concluso in questi giorni il secondo studio sulle popolazioni di coturnice e starna, due uccelli galliformi presenti nel territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

I risultati del monitoraggio confermano il quadro già delineato nel corso delle ricerche svolte nel 2009 e nel 2015 dall’Università di Camerino, con una popolazione di coturnice stimabile in circa 1.000 individui. Le indagini svolte nel 2016 confermano questi dati, stabili ormai da diversi anni, con densità di presenza della specie paragonabile a quelle rilevate in altri comprensori appenninici. Ma è proprio questa stabilità che preoccupa gli esperti, soprattutto perché la presenza della coturnice in Appennino risulta frammentata, con popolazioni soggette a forte isolamento, condizioni che attribuiscono alla specie uno stato di conservazione sfavorevole. Le analisi condotte dagli zoologi per simulare il trend di popolazione nei prossimi 100 anni restituiscono scenari che, in assenza di interventi di conservazione a medio-lungo termine, possono condurre anche alla scomparsa della specie nel Parco.

La popolazione di starna presente nei Piani di Castelluccio di Norcia è da sempre di estremo interesse per il Parco in quanto rappresenta una piccola popolazione presumibilmente isolata dalle altre e in grado di riprodursi ad una quota (1.400 m slm) inconsueta per questa specie, in un ambiente di eccezionale valore ambientale e paesaggistico. I risultati delle indagini svolte dall’Università della Tuscia sono in questo caso purtroppo negativi, con valori di densità di specie in netto calo rispetto agli ultimi dati acquisiti nel 2009. Inesorabili sono le previsioni degli esperti per questa piccola popolazione montana di starna, la cui scomparsa viene data come molto probabile se non si mettono in atto interventi urgenti di conservazione.

Coturnice e starna sono particolarmente protette dalla Direttiva Uccelli (2009/147/CE) la cui presenza nel territorio del Parco è di estremo interesse per il valore che rivestono anche come indicatori di buona qualità ambientale e funzionalità ecosistemica. In particolare la starna, specie legata agli agro-ecosistemi a bassa meccanizzazione, a limitato impiego di fitofarmaci e ricchi di elementi del paesaggio rurale tradizionale, può rappresentare un utile indicatore per rilevare cambiamenti in atto nelle pratiche agricole o per evidenziare fattori di disturbo fino ad ora non noti. La coturnice rappresenta invece uno degli ospiti più “preziosi” degli ambienti naturali di alta quota del Parco, insieme al Gracchio corallino, la Vipera dell’Orsini e il Camoscio appenninico.

Il Parco, alla luce di questi risultati, intende porre in atto, nei prossimi mesi, le indicazioni gestionali scaturite da quest’ultima indagine sviluppando un piano di interventi che possa essere attuato nell’ambito dei progetti di sistema finanziati dal Ministero dell’Ambiente ovvero, qualora vi siano le condizioni per la costruzione di un solido partenariato di soggetti “appenninici”, nell’ambito dei programmi finanziari offerti dall’Unione Europea per la conservazione della natura.

Il progetto di monitoraggio, finanziato con fondi del Ministero dell’Ambiente per la conservazione della biodiversità e attuato dal Parco, si è avvalso di un gruppo di lavoro dell’Università della Tuscia di Viterbo coordinato dal Prof. Andrea Amici e ha previsto diverse tecniche, tra cui la conta al canto, il censimento con il cane da ferma, indagini genetiche su campioni biologici.

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