Al termine della campagna di rilievi, il Servizio glaciologico del CAI Alto Adige sottolinea che "“ci stiamo rendendo conto di come sia in atto una sensibile modificazione del clima di cui il riscaldamento globale non è l’unico aspetto, perché ad esso si accompagnano delle sostanziali modifiche anche nei regimi termopluviometrici, e i ghiacciai sono le prime vittime”.

Ghiacciai dell’Alto Adige, CAI: “Disastro, perso anche il nevato di anni precedenti”

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“Una situazione disastrosa, addirittura tragica”: questo il primo commento dei responsabili del Servizio glaciologico del CAI Alto Adige, Gen. Pietro Bruschi e dott. Franco Secchieri, al termine della campagna di rilievi portati a termine dagli operatori, tutti volontari, su molti e significativi ghiacciai della Provincia autonoma di Bolzano.

Per i ghiacciai l’anno idrologico inizia col mese di Ottobre – si legge in una nota congiunta pubblicata su “Lo scarpone”, il notiziario del Club Alpino Italiano – e termina alla fine di Settembre dell’anno successivo e del resto, dopo l’ultima annata caratterizzata da una stagione invernale con una eccezionale scarsità di neve, seguita da una estate particolarmente arida e calda, non ci si poteva aspettare niente di diverso. Tuttavia, con la prima neve di scesa nel mese di ottobre di quest’anno, i ghiacciai hanno cominciato il loro lungo sonno invernale, in attesa del sole della prossima primavera, quando il manto nevoso invernale ricomincerà a sciogliersi. Un manto nevoso che si spera abbondante e in grado di recuperare, almeno in piccola parte, le pesanti perdite subite nel corso delle ultime due annate.

Infatti gli anni dal 2015 al 2017 non hanno fatto altro che accentuare, in maniera sensibile, le conseguenze della tendenza generale del cambiamento climatico, nettamente sfavorevole al glacialismo. “Ci stiamo rendendo conto, ogni giorno di più, di come sia in atto una sensibile modificazione del clima di cui il riscaldamento globale non è l’unico aspetto, perché ad esso si accompagnano delle sostanziali modifiche anche nei regimi termopluviometrici, e i ghiacciai sono le prime vittime”.

Vale forse la pena di ricordare come siano stati proprio i ghiacciai dei formidabili testimoni ambientali delle ultime fasi delle dinamiche climatiche, a cominciare dagli anni ’60 del secolo scorso quando, dopo decenni di riduzione, ci fu una fase, relativamente breve, durante la quale si verificò una avanzata delle fronti delle maggiori lingue e una espansione generale delle masse gelate. L’apice di questa piccola glaciazione si raggiunse verso la metà degli anni ’80, dopo di che, in maniera alquanto veloce, le condizioni climatiche sono variate con caratteristiche assolutamente negative per i ghiacciai.

Il fenomeno – Ma quali sono i fattori che influiscono sulle avanzate o i ritiri dei ghiacciai? La quantità di neve che cade e quella che se ne va per fusione alla fine dell’annata idrologica. E’ proprio questo uno degli aspetti che gli operatori del SGAA rilevano nel corso delle campagne estive, quando si valuta quanta della neve invernale è rimasta sui bacini in modo da poter stilare una specie di bilancio di massa glaciale, osservando se la quantità di neve residua era poca e non sufficiente nemmeno a compensare le perdite di nevato e ghiaccio che si era sciolto per l’ablazione. Per i ghiacciai dell’Alto Adige, come per tutti quelli alpini, anno dopo anno, la massa complessiva si è andata riducendo, con effetti vistosi soprattutto se riferiti alla riduzione delle lingue e al ritiro delle fronti. Si badi bene che questa situazione non ha solo un risvolto sul paesaggio dell’alta montagna, ma ha ripercussioni anche gravi per la carenza di acqua, per tutti gli usi, dalla produzione di energia idroelettrica, alla irrigazione in agricoltura e fino all’uso civile nelle case dei cittadini. Questo soprattutto per le aree delle fasce pedemontane e di pianura.

Le previsioni per l’anno in arrivo – Tornando al Servizio Glaciologico del CAI Alto Adige, nel corso della campagna estiva del 2017 ha rilevato oltre 30 ghiacciai, tra i più rappresentativi dell’intero territorio. Il risultato di queste osservazioni ha fornito un quadro estremamente preciso delle conseguenze veramente disastrose causate da una stagione invernale assai scarsa di neve e di una successiva estate secca e con lunghi con temperature elevate, ben sopra i consueti andamenti termici. Naturalmente al momento è troppo presto per fare una previsione su come sarà il bilancio per l’annata 2017/2018. La speranza è che la neve, soprattutto autunnale, cada in maniera abbondante, anche perché è proprio questa le neve migliore in quanto ha tutto il tempo per compattarsi e creare una maggiore resistenza alla penetrazione dell’onda termica estiva che porta allo scioglimento dei vari strati accumulatisi.


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