Umbria, quell’allegra combriccola dell’acqua Rocchetta
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Terreni e pozzi Plin-plin sotto sequestro, ma il Tar regionale rigetta il ricorso della Comunanza Agraria di Gualdo tadino.

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Ieri i carabinieri del nucleo forestale hanno apposto i sigilli sui terreni e sui pozzi di attingimento dell’acqua minerale Rocchetta, nell’area Gola del Diavolo sull’Appennino di Gualdo tadino, in esecuzione dell’ordinanza del Commissario agli Usi Civici di Roma, il quale ha agito su un esposto presentato dalla sezione perugina del WWF.

L’attività di imbottigliamento dell’acqua non è stata sospesa ma il provvedimento, oltre a destare qualche preoccupazione per la sorte dello stabilimento, ha scoperchiato una intrigata situazione di legittimi interessi lesi, di diritti calpestati e di mancati doveri istituzionali, soprattutto nelle autorizzazioni edilizie concernenti anche l’ampliamento dello stabilimento. Il tutto fra l’altro all’indomani della richiesta di rinnovo venticinquennale della concessione da parte della Società Rocchetta spa.

La Comunanza Agraria dell’Appennino Gualdese, titolare di circa 2.500 ha. di terreni sui quali insistono gli attingimenti, risvegliatasi da un letargo pluriennale, ha plaudito all’intervento del Commissario che: “…ritenendo la situazione inconciliabile, a causa delle ormai evidenti illegittimità che gravano sull’intera area da anni e degli ultimi atti prodotti dal Comune di Gualdo Tadino e della Regione Umbria, ha dovuto ordinare l’immediato sequestro dei terreni della concessione Rocchetta, in particolare di quelli relativi ai pozzi R1,R2, R3, R4 ed R5 ed alle condutture, con relativa segnalazione alla Corte dei Conti ed alla Autorità Nazionale Anticorruzione a causa dei profili di danni erariali ed il mancato rispetto delle procedure di evidenza pubblica…Va sottolineato che tale atto è stato ritenuto dal giudice l’unico possibile al momento a causa di ciò che per troppi anni è stato concesso nell’illegalità…”

Ma l’esultanza per il dispositivo del Commissario Usi Civici è durata poco perché proprio oggi il Tar dell’Umbria ha rigettato il ricorso della stessa Comunanza contro la proroga venticinquennale, l’ampliamento dello stabilimento ed altre strutture. Allora il Sindaco di Gualdo Tadino ha avuto modo di rinfrancarsi dall’avvilimento, causato dall’ordinanza e dal sequestro di ieri e s’è affrettato ad annunciare che:“…Questa è una bella notizia…Oggi è una bellissima giornata per Gualdo ed i gualdesi. Male non fare paura non avere…Una piccola-grande rivincita a fronte della notizia del sequestro…contro il quale il Comune opporrà ricorso”.

La Società Rocchetta ovviamente respinge le accuse: “Non abbiamo mai impedito attività se non nei punti di presa, come previsto dalla Regione dell’Umbria in fatto di sicurezza. E mai negato alla collettività il diritto di uso civico, peraltro esercitabile sulla quasi totalità della concessione”. Ma è certa la scure della Corte dei Conti anche su uffici e funzionari tanto del Comune che della Regione.

Intanto la Governatrice Catiuscia Marini, che è stata nominata “custode giudiziale”, manda un messaggio distensivo, ma non tanto: “Una cosa che mi mancava – ha detto – nel tempo libero da Presidente della Regione e Vicecommissario alla Ricostruzione mi occuperò ogni mattina delle autorizzazioni per far fare i prelievi di controllo ai pozzi Rocchetta. Prendiamola con ironia che è meglio”.

Ora le parti attendono con ansia le prossime decisioni del Tar del Lazio per il ricorso anti sequestro e della Corte dei Conti per le aperture di eventuali procedimenti erariali attese per la metà di febbraio. Ma è facile prevedere che queste saranno soltanto le tappe di un giro molto lungo, dato che sono in gioco investimenti miliardari in cambio di concessioni venticinquennali ed implicazioni istituzionali e politiche travestite anche da rivendicazioni ambientaliste. Mentre di difesa dell’habitat, della fauna e della flora appenninica nessuno parla!

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