Fermoimmagine dalla webcam posizionata sul nido del falco pescatore in Maremma.

Agrippa, un falco pescatore nato nella riserva naturale della Diaccia Botrona in Maremma nel maggio scorso è stato ferito con un colpo sparato da un fucile domenica 21 Gennaio, lungo il fiume Tevere, nei pressi di Todi. “Come gli altri falchi pescatori che nascono in Maremma – commenta Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e riconfermato presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano alla metà di dicembre – era monitorato attraverso un microgps del peso di soli 25grammi, alimentato da una batteria con pannello solare. Rispetto agli altri 6 giovani che si sono involati nel 2017 (altri 3 dalla Diaccia Botrona e 3 dal Parco della Maremma), gli unici in tutta Italia, è stato il più stanziale. Infatti 3 hanno raggiunto l’Africa: Claudio e Caracalla l’Algeria e Maciste (che poi si è scoperto essere una femmina) ha addirittura attraversato il Sahara ed è arrivato in Gambia. Gli altri 3 non sono stati così estremi: a Massenzio la Sicilia, a Marco Aurelio la Campania e ad Adriano la Corsica.

GLI SPOSTAMENTI DEL FALCO PESCATORE AGRIPPA – “Agrippa invece è stato molto più vicino a casa – racconta Sammuri – girovagando tra le zone umide e riserve naturali, nonché Oasi Wwf, di Orbetello e Burano con qualche puntata nell’alto Lazio ed in Umbria lungo il Tevere, dove appunto è stato colpito. Una persona ha trovato il falco ferito e, con grande sensibilità, lo ha recuperato, ha avvertito i carabinieri forestali del servizio Cites di Perugia che, con prontezza e professionalità hanno recuperato il falco e lo hanno trasferito al centro di recupero di Formichella vicino ad Orvieto dove sono state somministrate le prime cure e effettuata la prima diagnosi. Nella giornata di Martedì 23 Gennaio abbiamo provveduto a trasferire Agrippa al centro Cruma di Livorno che ha già trattato falchi pescatori. La diagnosi accurata con ulteriore radiografia ha evidenziato una frattura scomposta esposta all’ala destra. Agrippa è stato quindi operato per la riduzione della stessa. La prognosi è riservata e ci sono forti dubbi che possa volare di nuovo”.

GIAMPIERO SAMMURI: Ma fatta la cronaca, penso che sia doveroso fare alcune considerazioni. È ovvio che un ferimento con arma da fuoco, con una cartuccia a pallini non può che essere opera di un cacciatore. Peraltro giorno, periodo e zona dove è avvenuto il ferimento consentivano di andare a caccia, ma ovviamente non di sparare ad un falco pescatore, specie particolarmente protetta. Chi mi conosce sa che non ho posizioni ostili nei confronti della caccia, so benissimo che, quando si rispettano le regole e si cacciano le specie consentite, non si creano problemi alla conservazione della biodiversità. Cinghiali, Cervi, Caprioli, Lepri, Fagiani sono abbondantissimi sul territorio (anzi, in taluni casi sono, anche troppi) e un’attività venatoria su queste specie come detto non crea problemi di conservazione. Ma uno che spara ad un giovane Falco pescatore non è un cacciatore e basta, è un bracconiere e un criminale. Si perché abbattere una specie particolarmente protetta è un reato (penale). Oltretutto stiamo parlando di una specie rarissima in Italia le tre coppie maremmane sono le uniche che si riproducono.

L’APPELLO – Vivo in Maremma, terra di cacciatori da sempre, con alcuni di loro sono cresciuto insieme e so che la stragrande maggioranza non si sognerebbe mai di sparare ad un falco pescatore o ad un altro rapace. Però ai cacciatori rispettosi delle regole e sopratutto alle associazioni venatorie devo dire una cosa: Se non prendete nettamente le distanze da certi comportamenti poi non vi dovete stupire se cresce l’ostilità nei confronti dell’attività venatoria e se a anche chi non sarebbe pregiudizialmente contrario si pone delle domande a riguardo.

Come si può agire in tal senso? Ci sono tanti modi, in primo luogo denunciando pubblicamente l’accaduto evidenziando come tali comportamenti, non solo sono criminali, ma producono o un danno evidente di immagine a tutta la categoria. Poi collaborando attivamente alle indagini; nel mondo della caccia spesso al bar si parla di quello che è successo durante la giornata. In Maremma, sopratutto nei paesi, è una cosa che fa parte della cultura e della tradizione. È anche bello ed interessante e, davanti a un bel bicchiere di vino, ci partecipa anche chi a caccia non è andato, come tante volte è successo a me.

Ecco perché, se qualcuno può fornire informazioni importanti per i carabinieri forestali che stanno indagando, dovrebbe farlo. Nel caso che il colpevole venga individuato, non fare una difesa d’ufficio in quanto “cacciatore”, o tacere sulla cosa, ma anzi rivalersi per il danno di immagine procurato. Dimostrare concretamente che con i bracconieri il mondo della caccia serio e rispettoso delle regole e le associazioni venatorie non vogliono spartire nulla, magari, nel caso specifico, contribuendo con risorse economiche al progetto di conservazione del falco pescatore. Forse si sottrarrebbero risorse per iniziative strettamente venatorie, ma sarebbe un’azione chiara e netta. Comunque non sta a me scegliere come, ma solo dare un consiglio.

Diversamente, se non si fa niente, se si tace e si tollera il bracconiere, magari perché “è pur sempre un tesserato”, non ci si può poi stupire se l’opinione pubblica diventa sempre più ostile alla caccia.

Non tutti quelli che non vanno a caccia sono cresciuti in Maremma.

di Giampiero Sammuri