Barilla recita il mea culpa, ma una confezione di pasta su sette contiene farina da grano canadese contaminato

Sos spaghetto al glifosato? La battaglia del grano continua
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Roma – Le ultime notizie dal fronte della pasta alimentare prodotta da farine di grano duro proveniente dall’estero non contaminato da glifosato o residui di altri pesticidi, non sono affatto confortanti. Nonostante l’ultima iniziativa della Barilla ed il tono”pilatesco” delle raccomandazioni della Coldiretti al nuovo Parlamento.

La Barilla spa recentemente ha annunciato un investimento di 240 milioni destinato ad incentivare 5.000 agricoltori italiani ad ottenere un incremento del 40% sul raccolto del grano duro. C’è stato chi ha interpretato la notizia come un’operazione di marketing in risposta alle pressioni dei consumatori; chi come una specie di marcia indietro rispetto alle eccessive importazioni di grano degli anni scorsi. Ma dalla Sicilia e dal Meridione continuano ad arrivare denunce: una confezione su sette di pasta è prodotta con farine di grano duro canadese o di altri paesi d’oltre oceano o extra UE: non sempre queste farine risultano di ottima qualità, spesso provengono da grani contaminati da dosi eccessive di pesticidi o funghicidi.

Il 16 di aprile è giunta al porto di Pozzallo (Ragusa) una nave, con scalo precedente in Croazia, ed ha scaricato qualcosa come 4.500 tonnellate di grano duro. Un altro arrivo è giunto il 23 aprile, quando ha attraccato – sempre a Pozzallo – un bastimento proveniente dalla Francia. Sbarcherà oltre seimila tonnellate di grano duro dalle dubbie origini.

“I Nuovi Vespri”, giornale online siciliano, nel dare queste informazioni fa notare che la Croazia non risulta un grande produttore di grano duro di ottime qualità, mentre i bastimenti che provengono da un porto europeo ed attraccano a Pozzallo possono facilmente “certificare” l’origine dei prodotti, perché qui i controlli – più che all’acqua di rose – sono latenti. A metà marzo scorso “I Nuovi Vespri” titolava: “Ci vogliono far mangiare grano ammuffito proveniente dal Kazakistan”, riferendosi ad un carico di diverse tonnellate sequestrato dall’autorità sanitaria e subito dopo restituito all’importatore dal Tar.

Mentre il grano duro della Sicilia e del Tavoliere, pur riconosciuto di ottima qualità ed ottenuto con uso di glifosato sotto rigido controllo, giace invenduto nei silos.

 

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