il Ministro pavese dovrà cimentarsi in un mix di politica interna e politica comunitaria, inesorabilmente legate a doppio filo, e rappresentare gli interessi di un Paese che in agricoltura genera 48 miliardi di euro e occupa circa il 12% dei lavoratori.

Agricoltura: sfide d’Italia e d’Europa che attendono il Ministro Centinaio

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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Gian Marco Centinaio è il nuovo Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: lombardo di Pavia classe 1971, per sua stessa ammissione “leghista sin dal primo vagito”. Laureato in Scienze politiche, la sua carriera professionale in ambito commerciale è sempre corsa di pari passo con quella politica fino al 2014, quando è Salvini a volerlo a capo del gruppo del Carroccio per condurre l’opposizione ai governi Letta, Renzi e Gentiloni. Storia di queste ore è l’annuncio di Giuseppe Conte che ieri sera lo designa al Ministero delle Politiche Agricole. Un ufficio che fino al 13 marzo scorso (giorno delle dimissioni) fu del Segretario Reggente del Partito Democratico Maurizio Martina, Ministro sempre apparso in altre faccende affaccendato.

Il punto è che in agricoltura la gestione dei rapporti con l’Europa – tema che ha condotto il dibattito politico nelle ore altalentanti del dilemma “Savona sì-Savona no” per un altro Ministero, quello dell’Economia – è sempre stata al centro delle attenzioni di agricoltori e allevatori italiani, dipendenti nella propria competitività in gran parte dalle misure contenute nel documento di Politica Agricola Comune (Pac) e dagli accordi globali che l’Europa stipula per la commercializzazione di materie prime e prodotti alimentari. L’ultimo in ordine di tempo ad aver scatenato il dibattito politico-economico è stato il cosiddetto CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada entrato in vigore in forma provvisoria a settembre 2017. Una volta alla ratifica del Parlamento italiano la Lega votò contro – così come fece anche a Strasburgo – con le dichiarazioni di Paolo Tosato che prese parte alla commissione affari esteri: “Questo è un accordo truffa che avvantaggia le multinazionali mettendo a rischio 40 mila posti di lavoro e la nostra salute visto che spalanca le porte a prodotti contraffatti di bassissima qualità”. Neanche a dirlo, il Partito Democratico di Martina votò a favore. Altro tema caro al Carroccio nei rapporti comunitari coinvolge la pesca: “Occorre intervenire per dare un concreto aiuto e un sostegno alla piccola pesca – si legge nel Contratto di Governo firmato da Lega e Movimento 5 Stelle – ovvero riconsiderare in sede europea i vincoli e le direttive impartite al settore (come quelle che impongono i “fermi pesca” non basati su criteri oggettivi, ma su valutazione di carattere burocratico) per meglio salvaguardare la pesca italiana”.

Ma Gian Marco Centinaio è atteso alla prova dei fatti non solo in sede internazionale, secondo quanto si propone il suo partito stesso, che al punto 3 scrive: “Altro pilastro dell’azione di governo in tema di agricoltura deve essere la riforma dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e del Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo (SIAN)”. Insomma, il Ministro pavese dovrà cimentarsi in un mix di politica interna e politica comunitaria, inesorabilmente legate a doppio filo, e rappresentare gli interessi di un Paese che in agricoltura genera 48 miliardi di euro e occupa circa il 12% dei lavoratori, secondo in Ue solo a Polonia e Romania.


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