Tabacco italiano: “Bruxelles ha negato ogni aiuto, ma ce l’abbiamo fatta”
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La produzione nazionale di tabacco ha dovuto attivare un profondo processo di ristrutturazione per tornare competitiva sul mercato globale, questo senza poter contare su sostegni comunitari e incontrando non poche difficoltà. Il risultato, a posteriori, è stato però di successo. Si tratta adesso di operare per garantire sostenibilità alla filiera nel medio-lungo termine, immaginando possibili evoluzioni, anche non convenzionali, per questo settore. E’ quello che è emerso dalla tavola rotonda “Sostenibilità della filiera Tabacco” promossa – a Roma, a Palazzo della Valle – da Confagricoltura e British American Tobacco Italia (BAT Italia), una delle principali aziende internazionali nel settore del tabacco.

IL TABACCO IN ITALIA
In Italia si contano circa 2.500 produttori di tabacco, concentrati soprattutto in Veneto, Umbria, Campania, alcune zone della Toscana, ed alcuni areali del Lazio; tutte zone produttive dove il tabacco è parte della storia, della tradizione e oggi anche dell’eccellenza tecnologica del Paese.  I numeri mostrano che la filiera – che si estende su circa 16 mila ettari – produce diverse varietà di tabacco per un totale di oltre 60 milioni di kg all’anno, che generano entrate che superano i 150 milioni di euro.

“Molti avevano dato per spacciata questa filiera, a cui Bruxelles ha negato qualsiasi forma di aiuto diretto e indiretto – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti –. Abbiamo difeso la coltivazione e le aziende che, nonostante le criticità, hanno saputo mantenere la loro vitalità ed hanno fatto di sostenibilità, qualità e aggregazione i loro punti di forza. Si tratta di imprese innovative e all’avanguardia e certamente tra le prime ad avvalersi di digitalizzazione ed informatizzazione. Anche grazie alla precision farming ed all’innovazione digitale sono già molto avanti nel processo di sostenibilità ma, come per tutti gli altri attori della filiera, per fare investimenti devono avere garanzie di lungo termine. La decisione di BAT di incrementare l’acquisto di tabacco italiano Burley va proprio in questa direzione: valorizzare il prodotto, offrire nuove opportunità e contribuire alla sostenibilità della filiera. Diamo da subito la nostra disponibilità a ragionare sulle prospettive future del settore”.

L’ACQUISTO DEL TABACCO ITALIANO
L’AD di British American Tobacco Italia Andrea Conzonato ha sottolineato l’impegno in Italia e lo stretto rapporto che si è instaurato con la filiera: “BAT ha fatto del tema del sostegno alla filiera un punto centrale della sua presenza in Italia. Tra il 2011 e il 2017 ha acquistato tabacco italiano per circa 150 milioni di euro. Nel solo 2017 ha stanziato 20 milioni per l’acquisto di tabacco di elevata qualità proveniente soprattutto dal Veneto e dalla Campania, che si inseriscono in un più ampio piano di investimenti da 1 miliardo di euro in 5 anni avviato nel 2015 esteso anche ad altri ambiti del Made in Italy. Oggi BAT vuole dare un ulteriore concreto segnale di sostegno, raddoppiando gli acquisti di Burley; è una richiesta che ci è arrivata direttamente dai produttori, gli attori più importanti della filiera. Nella nostra visione, si tratta del punto di partenza di una riflessione più profonda sulle prospettive del settore in Italia”.

“Bruxelles – ha concluso Massimiliano Giansanti – deve rivedere le sue non politiche per il settore tabacchicolo e permettere alle aziende di reggere la competizione, coniugando esigenze diverse, tra cui la libera concorrenza degli operatori, la corretta informazione ai consumatori adulti, la tutela della salute, la sostenibilità del comparto. Ci troviamo davanti ad un quadro internazionale che conta numerosi Paesi concorrenti (India, Brasile, Africa australe), dove i costi di produzione e del lavoro, non sono comparabili con quelli europei. Ci impegneremo perché l’Italia continui ad essere, in termini quantitativi e qualitativi, leader in Europa nella produzione di tabacco”.

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