Tartarughe del Mediterraneo, Ispra: “Vive o morte, più della metà ingerisce plastica”
T

La Caretta Caretta è stata studiata da Ispra come indicatore ambientale per monitorare la quantità e la dinamica della distribuzione delle plastiche nel Mediterraneo.

I più letti

Aree protette dimenticate dal Recovery Plan, Sammuri in Senato: “Si sblocchino almeno i fondi già esistenti, ecco nove proposte”

Federparchi ha illustrato anche al Senato le proposte di modifica al Piano Nazionale per la Resilienza e la Ripresa  (Recovery...

“Italia promontorio d’Europa nel Mediterrano” ma il mare è il grande assente dal Recovery Plan: l’intervista a Rosalba Giugni

E’ di oggi la notizia dell’istituzione di un Comitato Interministeriale per la transizione ecologica (CITE) alla presidenza del Consiglio...

Energia, ENEA è Key Innovator per il ‘Radar europeo dell’innovazione’

Il ‘Radar dell’Innovazione’ (Innovation Radar) della Commissione Europea ha assegnato il titolo di Key Innovator a ENEA, Paul Scherrer Institut e...

La plastica rappresenta più del 80% dei rifiuti ritrovati in mare e sulle spiagge. Quali sono gli impatti sulla fauna marina di tali quantitativi e in che modo minacciano l’equilibrio delle specie nei loro ecosistemi?

Il progetto europeo “Indicit” fornisce una risposta a queste domande partendo dallo studio delle tartarughe marine nel Mediterraneo. L’ampia distribuzione geografica della specie, la loro presenza in differenti habitat e la caratteristica di ingerire i rifiuti marini fanno della Caretta caretta un buon indicatore per valutare l’impatto della plastica sulla fauna marina. Dopo un primo anno di analisi eseguite su 611 tartarughe (187 vive e 424 morte rinvenute sulle spiagge) è emerso che il 53% degli esemplari presentava plastica ingerita. Tra le tartarughe morte, il 63% aveva plastica nell’apparato digerente, mentre tra quelle vive è stata rinvenuta nelle feci nel 31% dei casi. I primi risultati del progetto mostrano, inoltre, quanto gli oggetti di plastica si spostino da un mare all’altro anche su grandi distanze per mezzo delle correnti marine. Ad esempio, nello stomaco di tartarughe spiaggiate in Italia è stato rinvenuto l’involucro di uno snack francese, insieme a cannucce, tappi, lenze e ami.

Oltre all’Ispra il progetto vede coinvolti partner internazionali di Grecia, Spagna, Canarie, Azzorre, Francia, Tunisia e Turchia. Grazie ad INDICIT (https://indicit-europa.eu/) si sperimenta una nuova metodologia per utilizzare la Caretta caretta nello studio dei rifiuti marini e verificare l’impatto delle microplastiche nei pesci.

INDICIT è una della numerose attività di studio sulla plastica in mare che Ispra porta avanti da alcuni anni. Tra i più recenti, il progetto Plastic Busters MPA monitora gli effetti, ancora poco noti, delle macro e microplastiche nelle aree marine protette del Mediterraneo; Medsealitter, è un progetto per individuare i macro-rifiuti galleggianti attraverso l’uso di droni, aerei, osservazioni a bordo di piccole navi e traghetti, al fine di valutare l’efficacia degli strumenti normativi sulla riduzione della plastica.

 

Le ultime

Aree protette dimenticate dal Recovery Plan, Sammuri in Senato: “Si sblocchino almeno i fondi già esistenti, ecco nove proposte”

Federparchi ha illustrato anche al Senato le proposte di modifica al Piano Nazionale per la Resilienza e la Ripresa  (Recovery...

Forse ti può interessare anche

Ricevi il notiziario ogni mattina nella tua casella di posta. La tua biodiversità quotidiana!

Italiaambiente24: un luogo, la sintesi. Dal lunedì al venerdì.

Grazie per esserti iscritto a Italiaambiente24!

A partire dalla prima edizione utile, riceverai il notiziario nella casella di posta che hai indicato.