Cinghiali all’Elba, Lega risponde a Legambiente sui “clandestini pelosi”: “Rivisitare piano caccia”
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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

La Lega accoglie l’appello di Legambiente che qualche giorno fa aveva chiesto al partito di Salvini cosa ne pensasse “di questi clandestini pelosi introdotti sull’isola d’Elba da ormai attempati scafisti con il fucile”, riferendosi rispettivamente alla quantità di capi di cinghiale che vagano per l’isola d’Elba e al mondo venatorio che “li ha introdotti negli anni ’70 – afferma l’associazione – per poterli cacciare”. Una polemica sottesa quella degli ambientalisti, che con questa domanda avevano lasciato intendere che tradizionalmente, fosse stato proprio il Carroccio a sostenere quel mondo della caccia, colpevole oggi di aver provocato danni ingenti all’agricoltura e al turismo.

Invitato ad esprimere la posizione del suo partito, Giancarlo Locarni – responsabile nazionale del dipartimento ambiente della Lega – non si è fatto attendere nell’affidare a Italiaambiente le sue considerazioni: “Ci sarebbe da sorridere – inizia – ma dato che le criticità in essere sono importanti, crediamo si debba affrontarle in modo serio e corretto. Si tratta di materia regionale e tutti sappiamo a chi fa riferimento la regione Toscana (governata dal PD ndr) ma proprio per serietà entreremo nel merito”. E punta ad un’azione specifica: “Una rivisitazione del piano caccia con conseguente piano degli abbattimenti controllati non può che essere il primo passo per un’azione realmente incisiva nel merito. Si badi che non si parla di piani di abbattimento fittizi per accontentare qualche gruppo di cacciatori come affermato da Legambiente, ma di una rivisitazione per renderlo realmente efficace”.

Locarni poi rimette la polemica politica sul piano istituzionale, affidandosi a entrambi i neoministri competenti in tema di ambiente e politiche agricole: “Non possiamo che essere certi che persone come il ministro Sergio Costa, siano adatte per operare in maniera proficua su tutto il territorio nazionale. Ci permettiamo di sottolineare che le criticità riscontrate, in quanto investono anche la parte produttiva agricola, debbano essere trattate anche dal dicastero con delega all’agricoltura, afferente al ministro Gianmarco Centinaio. Un lavoro di concerto e con il supporto di enti ed associazioni non potrà che portare i risultati sperati dalla maggioranza degli elbani. Vi sono criticità che non devono e non dovranno mai essere trattate esclusivamente sul piano politico, dato che le stesse sono d’impatto per tutti i cittadini senza distinzione politica di sorta”.
Dai sindaci e dal partito di governo regionale, tutto tace.

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